Alessandria – Stop alle telecamere e al controllo!


Dopo la contestazione del Consiglio Comunale in cui sarebbe stato approvato il piano sicurezza della città, oggi gli attivisti del Movimento Studentesco hanno deciso di incappucciare una delle nuove telecamere del progetto “Alessandria la Grande Sorella” che renderà Alessandria una delle città più videosorvegliate d’Italia attraverso l’installazione di nuove cento telecamere in tutte le zone cittadine. L’azione si è svolta in corso Roma, la via principale del centro storico dove gli attivisti, con striscioni e volantini, hanno comunicato alla cittadinanza il significato dell’azione in tempo reale.

Di seguito il comunicato stampa del Movimento Studentesco:

Qualche settimana dopo le famose dichiarazioni al tg1 del sindaco Fabbio (che definivano Alessandria una “Grande Sorella”), sono state installate le prime telecamere collegate al “grande occhio”, la control room del municipio che assieme a polizia e carabinieri monitorerà le immagini riprese in tutta la città. Questo progetto, annunciato in pompa magna dall’amministrazione comunale, ci sembra un’ottima trovata di fronte alla crisi e ai problemi della città: i nostri soldi vengono usati per controllarci come se fossimo al grande fratello con la scusa che l’Italia intera si trova in piena emergenza sicurezza, mentre in realtà l’aria è irrespirabile, i costi dei trasporti sono sempre più alti, manca lavoro e la scuola pubblica sta cadendo a pezzi (in tutti i sensi). Riguardo quest’ultima questione il ministro Gelmini, in un’intervista, ha dichiarato di essere favorevole alle telecamere nelle aule come ulteriore misura contro il bullismo, dimostrando ancora una volta quanto i suoi provvedimenti siano superficiali e fallimentari: invece che affrontare il problema dell’istruzione, dei rapporti sociali, della cultura il ministro taglia finanziamenti, punisce e controlla, trasformando un luogo di crescita come la scuola nel peggiore dei film.
Noi siamo studenti e studentesse senza futuro, cittadini e cittadine con scarse prospettive lavorative, attraversiamo ogni giorno la città e le nostre scuole in mezzo a mille difficoltà e disagi: siamo stanchi di sentirci dire che la soluzione a tutti i problemi è il controllo. Ci sembra doveroso a questo proposito, riportare una significativa dichiarazione rilasciata da Fabbio al tg1: “Ho chiesto ai miei cittadini di rinunciare a un pezzetto della loro libertà per un po’ più della loro sicurezza”, una dichiarazione che ha saputo solo indignarci e a cui abbiamo voluto rispondere sabato 31 gennaio con un’azione nel cuore del centro cittadino, durante la quale abbiamo incappucciato con un sacchetto una delle telecamere appena installate. Abbiamo scelto un gesto simbolico ma radicale per lanciare un messaggio forte in primis alla cittadinanza e al sindaco, ma anche al ministro Gelmini e al governo. Si tratta di un problema di democrazia: l’apparente stato di emergenza sicurezza permanente sembra giustificare, per il nostro governo, una sempre maggiore riduzione delle libertà individuali attraverso la militarizzazione delle città, la sempre più massiccia presenza di telecamere e organi di controllo (tra cui anche il 5 in condotta e il registro elettronico). Libertà però non vuol dire tutto questo: libertà non è un nome di un partito con sfondo azzurro né una parola semplicemente evocativa, essere liberi significa poter studiare gratutitamente in una scuola pubblica, avere accesso all’università anche se non si hanno i soldi, scegliere cosa è meglio per noi stessi, ricevere un’istruzione degna e una formazione critica, avere le stesse possibilità nella vita di chi (come i politici e i ministri), può decidere da un giorno all’altro di prendersi un po’ della tua libertà senza chiedere niente.

Rassegna stampa:
– Il Piccolo
– La Stampa

 

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