Nucleare Alessandria, l’udienza slitta al 30 giugno


Senza esito l’udienza del 16 giugno: il Consiglio di Stato riesaminerà il caso del nucleare ad Alessandria solo il 30 giugno, dopo aver visionato documenti forniti all’ultimo minuto. Nuovo colpo di scena, quindi, nella complessa battaglia politica e legale che oppone gli ambientalisti alessandrini, sostenuti da Beppe Grillo, alla Sogin di Bosco Marengo, società pubblica (ex Fabbricazioni Nucleari, Enea) attraverso cui il governo Berlusconi, con il consenso della Regione Piemonte, intende procedere alla dismissione dell’impianto, trasformandolo di fatto nel primo deposito autorizzato di materiale radioattivo d’Italia, sia pure “temporaneo”. «Si tratta di un espediente – afferma Lino Balza di “Medicina democratica” – per aprire la strada al ritorno del nucleare in Italia, anche senza il sito speciale per nucleare-5le scorie, previsto da una legge del 2003 e non ancora individuato. Se il governo la spunta su Bosco Marengo – aggiunge Balza – è poi possibile che, a cascata, vengano trasformate in discariche autorizzate “temporanee” anche le altre installazioni nucleari italiane».Per questo, gli ambientalisti alessandrini (tra cui “Medicina democratica”, Legambiente, Pro Natura, Movimento per la Decrescita Felice) attraverso una sottoscrizione popolare erano riusciti a raccogliere i 4.000 euro necessari a ricorrere al Tar del Piemonte, che aveva dato loro ragione: dismissione “illegittima”, perché in contrasto con la legge del 2003 sullo stoccaggio di materiali nucleari (a Bosco Marengo sono custoditi 550 fusti di ossido di uranio).Gli enti locali, dalla Regione alla Provincia, non hanno condiviso l’allarme: dato che nel 2020 l’Italia dovrà riprendersi le scorie nucleari parcheggiate in Francia al tempo in cui le centrali atomiche italiane erano in funzione, si presume che, per allora, sarà trovato il sito nazionale in cui mettere in sicurezza il materiale radioattivo. «Ad Alessandria il materiale è attualmente già presente: seppellirlo nel cemento non comporta rischi ulteriori». Secondo gli ambientalisti, invece, lo stoccaggio “provvisorio” a Bosco Marengo rischierebbe di diventare permanente, in un sito che, secondo la legge, non è idoneo alla conservazione “sicura” di materiali radioattivi.Di qui, il ricorso al Tar. Contro cui si è opposta la Sogin, che si è appellata direttamente al Consiglio di Stato, mettendo in crisi gli ecologisti, costretti a racimolare in pochi giorni i 20.000 euro necessari a presentarsi al tribunale amministrativo romano. Decisivo quindi l’intervento di Beppe Grillo, che la scorsa settimana ha annunciato il suo impegno personale. Rappresentati dall’avvocato Mattia Crucioli, gli ambientalisti si sono quindi potuti presentare in aula il 16 giugno. Peccato però che l’udienza sia stata aggiornata.«Si è trattato dell’ennesima, grave scorrettezza della Sogin – afferma Balza – che ha presentato documenti all’ultimo minuto, provocando le proteste del nostro avvocato e l’irritazione degli stessi consiglieri, impossibilitati all’esame dei nuovi atti». Invitabile quindi il rinvio, fissato per il 30 giugno. Secondo il legale degli ecologisti, la documentazione prodotta potrebbe rivelarsi addirittura un boomerang per la Sogin, «in assenza delle autorizzazioni previste per lo smantellamento», già avviato, dell’impianto di Bosco Marengo.La sostanza, però, è che l’azienda prende tempo e costringe gli ecologisti e i loro sostenitori a una nuova raccolta-fondi per affrontare i costi dell’ennesima udienza. «Con questa rinnovata tattica del rinvio – spiega Balza – la Sogin ha impedito al Consiglio di Stato di confermare o revocare la precedente ordinanza, e noi a questo punto andiamo in seria difficoltà: non sul piano del merito, che ci vede sicuri e convinti, ma per il fatto di dover sostenere ulteriori spese».Sperando che Beppe Grillo mantenga il proprio (clamoroso) impegno, che ha permesso agli ambientalisti di presentarsi il 16 giugno a Roma, gli ecologisti rilanciano in ogni caso la sottoscrizione popolare: «Dobbiamo innanzitutto moltiplicare i nostri sforzi, e tentare di raccogliere il denaro necessario per proseguire la battaglia legale».Indicando la causale “nucleare Alessandria”, è possibile effettuare versamenti sul conto corrente bancario 10039 di “Medicina democratica Scrl” (Abi 05584, Cab 01708, Cin  W, codice Iban IT50W0558401708000000010039) o sul conto corrente postale 22362107 intestato a Pro Natura Torino, via Pastrengo 13, 10128 Torino (info: www.medicinademocratica.org)

 

 

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