Sugli arresti


Nonostante sia luglio e il termometro segni temperature estive, un freddo gelido investe l’ Italia. Un vento freddo che passa per le torce accese dell’ Aquila, strette fra centinaia di poliziotti in antisommossa e i  posti di blocco dell’ esercito. Un gelo che penetra nelle ossa alle 6 di mattina, quando venti compagni in tutta Italia vengono arrestati, la polizia sfonda i cancelli del festival di Radio Sherwood e perquisisce decine di case. Un brivido gelido per le centinaia di montature giudiziarie costruite per intimidire e distruggere gli straordinari movimenti che hanno attraversato e continuano ad attraversare questo paese. Un paese pieno di crepe e fratture insanabili, alla cui popolazione vengono mostrate le vetrine del G8, della crisi superata, delle passeggiate delle first lady. Mentre i “criminali” dell’ Onda vengono arrestati, Berlusconi stringe la mano ad un paese che reprime le rivolte sociali nel sangue di centinaia di morti, mentre Obama sorride per le strade dell’ Aquila, gli aquilani osservano dalle tendopoli il circo del summit, dei salottini all’ aperto, dei pranzi di gala.

Il governo, la magistratura, la sinistra morta, stanno lanciando un segnale forte ai movimenti, agli uomini e alle donne che hanno deciso di riappropriarsi di ciò che gli è stato tolto, sia esso il diritto di decidere sulla propria terra o il diritto allo studio. Il segnale è chiaro: per voi non c’è spazio. Non c’è spazio per chi decide di uscire dalla logica della protesta pacifica e accettabile, per chi decide oltrepassare limiti e imposizioni, per chi decide di riprendersi concretamente il proprio futuro, la propria terra, i propri sogni.

Nello spazio ristretto che ci si chiude attorno ci facciamo forza, ci stringiamo e, come atomi impazziti, esplodiamo. La nostra rabbia esplode in tutto il paese, nelle occupazioni dei rettorati, nei blocchi, nelle manifestazioni, nelle semplici scritte sui muri. Noi, uomini e donne in cammino, ci spostiamo veloci da una città all’ altra, da un corteo all’ altro, dove più c’è bisogno di far sentire la propria voce affinchè i compagni vengano rilasciati. Mentre i porti di Ancona e Venezia sono bloccati, mentre si moltiplicano i presidi e le occupazioni delle università, l’ aria torna a bruciare, a scaldarsi di rabbia e indignazione.

I vergognosi orchestranti di questo clima tacciono nell’ ombra, osservano, guardano avanti, verso le foglie gialle dell’ autunno…

e sono loro a rabbrividire….

Liberi Tutti

 

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