La potenza del Rap


Era maggio del 2006 e mi trovavo nel letto di un grigio ospedale con le gambe che mi stavano impazzendo ed io che non riuscivo minimamente a capire che cosa mi stesse succedendo. Ricordo benissimo che prima di trasferirmi da casa all’ospedale mi portai dietro il pc e le cuffie, nella convinzione che avrebbero potuto tenermi un po’ di compagnia. Qualche sera prima avevo scaricato dalla rete “Mi sa che stanotte” nuovo album fresco fresco di uscita degli Assalti Frontali. Credo che sia stato Andrea a mettermi il pallino degli Assalti, a farmeli ascoltare, apprezzare, amare. Erano gli anni del movimento no global, Hsl il primo album che ho ascoltato, percorrendo poi un viaggio a ritroso fino all’Onda Rossa Posse e Batti il tuo Tempo.

Tornando a quelle giornate di Maggio, man mano che passavano i giorni le cose mi si facevano più chiare e alternavo momenti di sconforto a momenti di risate isteriche, saranno stati gli psicofarmaci con cui mi avevano imbottito a mia insaputa quei medici stronzi. La colonna sonora di quei giorni, le canzoni di Mi sa che stanotte, ascoltate e riascoltate decine di volte fino ad impararle a memoria. Ricordo che la cosa che mi lasciava esterefatto era che come al solito le canzoni degli Assalti sembrava parlassero della mia e della nostra vita e sembravano dirmi di resistere facendomi pensare alla meravigliosa vita con i miei fratelli e le mie sorelle. Quasi che facessero parte del nostro centro sociale, che con noi avessero condiviso sogni, delusioni, speranze e emozioni. In realtà non avevano neppure ancora suonato da noi, ma le nostre strade si erano incrociate diverse volte in giro per l’Italia alle tante manifestazioni da Genova in poi.

Il punto credo che stia proprio qui, un rapper racconta la realtà che vive, quella che vorrebbe cambiare, i sogni di cui è parte, la sua vita quotidiana. Gli Assalti da buoni ragazzi di strada del movimento raccontano questo e sono la costante colonna sonora delle sue strade tortuose.

Legittimamente altri, sempre ragazzi di strada, raccontano la loro di verità. Quella fatta della cocaina che gira dappertutto e come fare a dargli torto, quella della “sgrilla”, pensiero fisso e costante dei ragazzi “normali” (gli altri sono semplicemente i froci), quella della violenza di strada come unica regolatrice delle relazioni sociali. Che questa sia la realtà che incontriamo nei nostri quartieri non ho dubbi, ma ho il diritto di urlare che mi fa schifo e cerco in tutti i modi di cambiarla. Ci si può limitare ad osservare la realtà ed esserne parte, oppure fare qualcosa perché questa realtà la si possa cambiare insieme, si possa costruire qualcosa di altro e diverso. Quando le sostanze non riesci più a dominarle e sono loro a dominarti non sei un ribelle, quando hai rotto la faccia a quello che ha squadrato la “tua” ragazza non sei un grande, quando l’apparire conta più del tuo essere sei esattamente come quelli che disprezzi.

Ribelli schiavi, mai definizione mi è sembrata più appropriata. Intanto in questi anni, da Genova in poi, di strada ne abbiamo fatta e la nostra strada si è spesso incrociata con ll rap. Dalla Sabotaggio, progetto hip hop nato all’interno del Crocevia ai tanti concerti organizzati, fra cui parecchi con gli Assalti, tornati da noi di recente per una pomeridiana contro lo sgombero. Che dire, a prescindere da quello che cantano sono sempre stati meravigliosi, umanamente innanzi tutto. Me li ricordo a fare freestyle coi ragazzini della Sabotaggio, avere sempre il sorriso sulle labbra anche se le cose magari non erano andate benissimo. Queste righe non sono una difesa di ufficio, Luca ha risposto alla grande, probabilmente nel modo più utile a tutti, cercando di fare aprire una discussione. Io personalmente vado ripetendo da un po’ di mesi (tanti compagni ne sono testimoni) che vivendo in mezzo alle barbarie non dobbiamo credere di esserne immuni, non dobbiamo credere che in quanto compagni siamo migliori. In fondo affrontare questa discussione sul rap significa anche parlare di noi stessi, della nostra vita, dell’omofobia, del sessismo e della misoginia che tanto detestiamo ma da cui non siamo immuni. Questa battaglia culturale ha bisogno di alleati, di linguaggi che aiutino a sconfiggere la prepotenza, di valori dati per sconfitti che riescano ad affermarsi. In questo e per questo la storia e il presente del rap di Assalti è un alleato più potente di tante iniziative pubbliche e discussioni. Altri rap sono semplicemente la descrizione di una realtà immutabile per quanto disprezzabile. Una realtà che noi quotidianamente, giorno dopo giorno cerchiamo di cambiare. D’altronde la tranquillità è importante ma la libertà è tutto. Frase che mi sembra di aver già ascoltato da qualche parte…

*Csoa Crocevia Alessandria

 

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