Lo sport militante è una scelta di alterità


Ci sono piccole cose che rimangono dentro di noi per sempre. Per lo più sono momenti, catturati come istantanee in un viaggio e resi indelebili dalla grandezza delle persone che ce li hanno consegnati. Sono pregne di un significato che ne travalica l’ordinaria quotidianità e che si svela ai nostri occhi, anche a distanza di anni, con tutta la potenza che le ha alimentate nel tempo e nello spazio.

Da bambina alzavo la guardia e boxavo con mio nonno, un uomo estremamente pacato e tenero che da giovane era stato pugile e partigiano. Nei suoi racconti, nei suoi insegnamenti e nella sua figura, per me mitica, risiedeva la magia di quegli attimi, di cui percepivo l’importanza pur senza riuscire ancora a coglierne il senso più profondo. Ora sono una donna. Quando mi guardo indietro e ritrovo quelle immagini, vedo finalmente quei dettagli che allora mi sembravano sfocati. Li vedo e li sento miei più di ogni altra cosa al mondo.

Libertà. Rispetto. Dignità. Fatica. Responsabilità. Uguaglianza. Solidarietà. Di questi strumenti mi ha fatto dono un grande uomo, affinché diventassi una donna capace di sopravvivere in questa giungla d’asfalto che è il mondo. Una donna capace di lottare per sé e per gli altri, di non abbassare mai la guardia, di tenere sempre alto lo sguardo. Una donna altrettanto capace di rispettare l’altro e di porgergli la mano nelle difficoltà. Una donna degna e libera, tenace e fiera, che naviga verso orizzonti lontani affondando saldamente le proprie radici nel cuore della sua storia.

In un mix strano di sport e di Resistenza, sono diventata la donna che sono. So quanto difficile sia essere donna in una società che, nonostante tutto, è e rimane maschilista e machista. Una società che pretende di affondare e violentare nel profondo i deboli, i diversi, i non conformi alle leggi del branco dominante. Fortunatamente, ho sviluppato dei buoni anticorpi a questo virus dilagante e ho utilizzato degli ottimi strumenti per buttarmi nell’arena e conquistarmi il mio spazio, accanto a chi come me ha fatto una scelta di alterità.

Una scelta che mi accompagna nella palestra dell’Uppercut dove, in mezzo a tutti uomini, infilo i guantoni, alzo la guardia e combatto per il mio animo libero, per la mia dignità di donna, per il mio cuore antifascista e antirazzista, che un uomo straordinario ha colmato in questi 31 anni.

 

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