In migliaia alla manifestazione dello sciopero, nel pomeriggio picchetti precari


Finalmente il 6 maggio è arrivato e settimane di incontri, dibattiti pubblici, banchetti e iniziative nelle scuole e nelle università hanno dato i loro frutti; il corteo è partito da piazza Valfrè , proprio davanti al Liceo linguistico Saluzzo-Plana, i cui studenti sono stati infatti tra i primi ad arrivare al concentramento. Velocemente la piazza ha iniziato a riempirsi, di giovani, giovanissimi, lavoratori precari, operai e migranti, intanto i 20 pullman partiti dalla provincia hanno inziato a raggiungere il luogo del concentramento.

Gli studenti delle scuole superiori di Alessandria, arrivati in centinaia dagli istituti della città con cortei selvaggi che hanno paralizzato la circolazione, insieme agli universitari della facoltà di MFN e di Scienze Politiche hanno dato vita allo spezzone di Uniti per lo Sciopero e della conoscenza guidato dal book block, simbolicamente scelto dai ragazzi per ribadire ancora una volta che la vera forza del mondo studentesco è il sapere e che la scuola pubblica non può essere svenduta, distrutta o messa in ginocchio da nessuna riforma caduta dall’alto, e che gli studenti, veri protagonisti della propria formazione, continueranno a combattere un sistema scolastico verticale e autoritario che mette in discussione il diritto al sapere per tutti, che vuole fare dell’istruzione una forma di profitto e guadagno per pochi, con finanziamenti alle scuole private e tagli alle scuole pubbliche.
Intanto migliaia di persone hanno raggiunto il concentramento con striscioni e bandiere, e un fiume umano ha iniziato a muoversi per le strade di Alessandria paralizzando la circolazione dei mezzi e riempiendo il centro della città.
In testa il furgone della CGIL seguito dagli striscioni recanti i nomi delle aziende e dei servizi i cui lavoratori oggi hanno scelto di aderire allo sciopero: metalmeccanici, dipendenti statali e privati, pensionati, studenti e molte altre categorie che si trovano a pagare in prima persona la crisi sistemica che sta distruggendo il Paese e che nelle sale dei palazzi rifiutano di vedere e affrontare. A chiudere il corteo lo spezzone di Uniti per lo Sciopero con diverse centinaia fra studenti, precari e attivisti dei centri sociali. L’eterogeneità della piazza ha caratterizzato, come sempre avviene, contenuti e parole d’ordine, a partire da quelle più volte sentite durante le mobilitazioni dei metalmeccanici della FIOM per arrivare a quelle scandite dallo spezzone del comitato provinciale in difesa dell’acqua e contro il nucleare.
La manifestazione è passata sotto la sede di Confindustria, dove fischi e insulti hanno espresso con forza la rabbia di chi era in quella piazza nei confronti di coloro che ancora tentano di convincere i cittadini che la crisi va pagata dalle categorie più deboli e non da chi, dall’alto, l’ha creata.
Un corteo colorato e partecipato, ma soprattutto determinato a difendere i diritti che il governo Berlusconi sta tentando di rendere privilegi, determinato a colpire con forza, insieme a centinaia di migliaia di persone scese in piazza in molte città italiane, una classe politica dirigente sempre più distante dalla vita reale di chi fatica ad arrivare a fine mese, di chi vede sempre più confuso e incerto il proprio futuro. Negli occhi di chi oggi era in piazza a sventolare bandiere e scandire slogan contro il premier, contro il modello Marchionne e contro una politica fatta di business, c’erano rabbia e desiderio di cambiamento, bisogno di guardare avanti, di guardare oltre; la giornata di oggi non è stata una semplice giornata di sciopero organizzato dalla CGIL, perchè il percorso che ha condotto molti a scendere in piazza è un percorso nuovo, differente, per cui non esiste una strada segnata, un percorso che insieme, studenti, migranti, lavoratori e precari, hanno deciso di costruire per porre un freno alla deriva sociale e culturale che sta prendendo piede in questo Paese e per proporre un’alternativa reale e concreta, che guardi ai diritti, alla democrazia, alla costruzione di un reddito di cittadinanza per tutte e tutti.
Un percorso nato con le lotte degli studenti medi e universitari contro la riforma dell’istruzione , attraversato con convinzione dalla FIOM e dagli operai metalmeccanici messi sotto ricatto da Marchionne e dalla dirigenza della FIAT e che tutt’oggi vive grazie ai percorsi verso i referendum del 12 e del 13 di giugno e grazie ai movimenti che, da Lampedusa a Ventimiglia, si battono contro una guerra assurda, reclamando la libertà di circolazione per tutti coloro che arrivano in Europa attraversando il Mediterraneo.
Il corteo è terminato in Piazzetta della Lega con il comizio conclusivo, iniziato ancor prima che la coda del corteo riuscisse a raggiungere la piazza. Laura, studentessa universitaria e attivista del centro sociale Crocevia che ha attraversato il corteo nello spezzone della conoscenza, ha aperto gli interventi dal palco, riportando all’interno della piazza i contenuti di Uniti per lo sciopero accolti dagli applausi di migliaia di persone.
Lo sciopero di oggi è uno sciopero generale e in quanto tale non può che occupare l’intera giornata ma, soprattutto non può dimenticare le centinaia di migliaia di precari che in questo Paese sopravvivono con contratti a tempo determinato, contratti a progetto, stage e forme di lavoro sempre più vicine alla schiavitù e allo sfruttamento.
Oggi pomeriggio, a poche ore dalla conclusione della manifestazione, una cinquantina di studenti e precari ha sfilato in corso Roma, la principale via del centro città, chiudendo con reti da cantiere i punti vendita di alcune delle catene di commercio più conosciute in Italia, Calzedonia, Pimkie e Tezenis, simboli della precarietà con cui sempre più giovani sono costretti a fare i conti ogni giorno.
In un contesto nazionale in cui la soluzione che viene individuata per superare la crisi sta nella cancellazione dei diritti e nella messa in discussione della democrazia, i soggetti più ricattabili sono proprio i giovani, costretti a firmare contratti vergognosi che non prevedono alcun tipo di tutela per chi lavora, senza possibilità di mettersi in malattia o di affrontare una gravidanza; per i lavoratori del commercio, come per molte altre categorie, aderire a uno sciopero significa nella maggior parte dei casi rinunciare al rinnovo del contratto, e quindi al posto di lavoro.
Mentre l’obiettivo del governo Berlusconi è quello di avvicinare la condizione di vita dei lavoratori cosiddetti garantiti a quella dei precari tagliando sulla dignità delle persone e imponendo un modello di lavoro in “stile Marchionne” in cui lo strumento del ricatto è la modalità di relazione che il padrone utilizza per rapportarsi ai propri dipendenti, altri credono invece che l’unica vera strada per uscire dalla crisi sia la strada dei diritti e della democrazia.

Guarda le Gallerie fotografiche:

 

Utilizzando il sito accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per gestire i suoi contenuti e tracciare le visite al sito. Cliccando di "Accetto" o proseguendo nella navigazione di questo sito acconsenti all'uso dei cookie.

Chiudi