Alessandria – tutti in sella verso i referendum


Oggi pomeriggio le strade di Alessandria sono state invase da bandiere, cartelloni e biciclette guidate da grandi e piccoli; in centinaia hanno riempito il centro cittadino dei contenuti e delle parole d’ordine che da ormai alcuni mesi accompagnano i movimenti e i comitati che in tutta Italia stanno portando avanti la campagna referendaria verso il 12 e il 13 di giugno, quando i cittadini di tutto il Paese saranno chiamati a decidere su due questioni fondamentali che riguardano da vicino la vita di tutti e tutte: la privatizzazione dell’acqua e la costruzione di nuove centrali nucleari in Italia.

– con la privatizzazione dell’acqua proposta dal Governo nel 2009 con la legge Ronchi, i potenti di questo Paese stanno tentando di rendere anche l’acqua una merce di scambio e di profitto per privati e multinazionali, che acqustando le aziende municipalizzate che gestiscono i servizi idrici locali avrebbero la possibilità di imporre le proprie regole sui consumi, sui costi e sulla qualità dell’acqua. Questo comporterebbe, come dimostrano le città in cui questa modalità di gestione è già stata sperimentata, un esponenziale aumento delle bollette per i cittadini e una minor possiblità di controllo sull’acqua. I primi due quesiti del referendum hanno prorpio l’obiettivo di impedire che i privati abbiamo la possibilità di comprare l’acqua e di trarre da essa profitto.
– la volontà espressa da Berlusconi di riproporre il nucleare in Italia ha lasciato molti senza parole e che ha creato grande scalpore, soprattutto a seguito dell’incidente alla centrale di Fukushima, che ha causato danni enormi con cui il Giappone sarà costretto a fare i conti per i prossimi secoli. Con il quesito sul nucleare che i cittadini e le cittadini dovranno affrontare per la seconda volta, dopo il referendum dell’87, si vuole ribadire, a più di vent’anni di distanza, la volontà di non avere centrali nucleari sul suolo italiano: il nucleare significa controllo, monopolio, soldi sprecati, danni ambientali; investire su energie alternative a basso impatto ambientale significa guardare avanti, guardare alla costruzione di un’alternativa di società basata su condivisione, solidarietà, uguaglianza nell’accesso alle risorse e rispetto dell’ambiente.
La volontà da parte del Governo e dei media di boicottare la partecipazione al referendum è risultata evidente a partire dalla scelta fatta dal ministro Maroni di non accorpare i referendum alle elezioni amministrative del 15 e 16 di maggio per arrivare fino all’assoluto e assordante silenzio che le reti televisive nazionali hanno deciso di tenere sulla questione.
Vincere questo referendum è una scommessa ardua e pericolosa che però in tanti hanno deciso di giocare: i comitati per l’acqua bene comune e quelli contro il nucleare, insieme a movimenti sociali, associazioni e singoli cittadini hanno scelto di non arredersi ai tentativi di boicottaggio continui e di costruire dal basso, nelle strade e nelle piazze delle città, la vera campagna referendaria, con banchetti, iniziative pubbliche e volantinaggi, per far sì che il 12 e il 13 di giugno venga raggiunto il quorum e perchè sia chiaro, una volta per tutte, che la democrazia non può essere comprata o svenduta da nessuno. Il 12 e il 13 giugno si andrà a votare per la difesa dell’acqua, per dire no al nucleare e per la democrazia, ed è un’occasione che non si può perdere.

 

 

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