Alessandria – Gli affari della ‘ndrangheta. Non ci siamo capiti!


A due settimane dalla pubblicazione della nostra inchiesta sulla ‘ndrangheta notiamo un grande imbarazzo da parte della politica e di chi la racconta. Evidentemente abbiamo colto nel segno: non una smentita, una denuncia, una querela, una minaccia. Se da una parte siamo compiaciuti per il fastidio arrecato dall’altra non può che preoccuparci il clima omertoso che aleggia sulla nostra città.

Abbiamo tirato in ballo tutti, ma proprio tutti: politici, partiti, comuni, province, imprenditori. Tutti hanno letto ma fingono di non averlo fatto perché non sanno che dire. Da un prestigioso giornale ci dicono che “abbiamo tolto il sonno a qualcuno”.

Qualcuno dopo aver condiviso per anni il banco con compare Peppe, dopo aver goduto dei voti che portava in dote, blatera di targhe e piazze contro la ‘ndrangheta. Parole che ingrassano il bilancio tragicomico di un’amministrazione di uomini piccoli.

Moltissime persone invece ci hanno fatto i complimenti per aver detto quello che tanti sapevano e che finora nessuno aveva avuto il coraggio di dire esplicitamente. Alcuni di questi hanno rilanciato le nostre riflessioni arricchendole dei loro commenti. A loro va la nostra riconoscenza.

Ma non abbiamo fatto questo lavoro perché rimanesse opera di testimonianza o per ricevere pacche sulle spalle. L’abbiamo fatto per aprire un dibattito sul malaffare diffuso a palazzo e, di conseguenza, di quali dovrebbero essere le pratiche di buon governo che al momento non esistono. Visto che stanno cercando goffamente di ignorarci, da oggi togliamo loro questa possibilità: abbiamo deciso di dotare di una veste grafica meritevole la nostra inchiesta e di stamparla in 20000 copie che verranno distribuite in questi giorni tra Alessandria e Novi Ligure.

Se le mafie conquistano una posizione tramite l’esercizio di accordi indicibili e violenza, è con l’omertà che la mantengono. Possiamo assicurare ai nostri lettori che nella frazione di Bosco Marengo dove viveva il capo-locale la gente ha paura di parlare perché evidentemente percepisce di essere ancora sotto minaccia. La scusa che bisogna lasciar fare ai giudici il loro lavoro non regge più. Bisogna esprimersi e subito, chi pensa che saranno le aule dei tribunali a spazzare via questo letamaio è già sconfitto.

P.s. Quest’inverno una puntata di una nota trasmissione d’inchiesta parlerà della ‘ndrangheta al nord, pensate che Alessandria verrà risparmiata?

 

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