Alessandria – I somali prendono parola e rivendicano diritti


Si è svolta oggi pomeriggio alle 18 la conferenza stampa della comunità somala alessandrina che, per la prima volta nella storia della città, ha deciso di prendere parola in modo collettivo sui tanti problemi che rigurdano la loro quotidianità. Una comunità piccola, fatta di una ventina di persone fra uomini e donne, insediata nella città di Alessandria da diversi anni e fino ad oggi una presenza sostanzialmente invisibile. Tutti hanno in tasca un permesso di soggiorno per asilo politico o per protezione sussidiaria e proprio dal problema del rinnovo dei documenti scaduti è iniziata la loro denuncia. In molti aspettano da molti mesi che il loro permesso venga rinnovato e quando si sono recati all’ufficio immigrazione della questura per chiedere spiegazioni sui ritardi hanno ricevuto risposte per niente esaustive. Ad alcuni è stato detto di procurarsi il passaporto somalo per avere il permesso di soggiorno rinnovato, ad altri è stato ritirato il titolo di viaggio, ad altri ancora è stato spiegato che il Governo italiano ha riconosciuto il Governo somalo e che quindi non gli verrà più rinnovato il permesso di soggiorno. Tutte cose assurde per chi abbia conoscenza della normativa sul diritto d’asilo e della situazione di guerra civile in cui versa la ex colonia italiana. Per chiarire la questione gli avvocati dello sportello legale del laboratorio sociale richiederanno un incontro con l’ufficio immigrazione della questura di Alessandria, come detto oggi durante la conferenza stampa.
I problemi non terminano qui, purtroppo. Come avviene per tutti i rifugiati, i somali alessandrini sono stati lasciati soli dalle istituzioni. Lavori esclusivamente in nero o precari con stipendi da fame. Abitazioni fatiscenti per i più fortunati dove vivono stipati come animali, per i meno fortunati la strada. Tutte le Istituzioni, colpevolmente, hanno fatto finta di non vederli e non sono intervenute per aiutare persone scappate dalla guerra civile e dalla fame.
Oggi si è alzato forte e chiaro il loro grido di rabbia, la loro voglia di organizzarsi per rivendicare il diritto ad una vita dignitosa, la consapevolezza che rimanendo nell’invisibilità non è possibile modificare le proprie disastrose condizioni di vita.
L’unica certezza di un percorso lungo e tortuoso è che al loro fianco ci saranno i movimenti antirazzisti della città e l’esperienza del Laboratorio Sociale.

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