Casale Monferrato – Come trasformare il Natale in un funerale


Non ci credevano gli organizzatori e probabilmente anche nelle chiuse stanze del Comune di Casale Monferrato qualcuno ha dovuto mandare giù l’ennesimo boccone per lui amaro che la partecipazione gli ha servito su un piatto del quale volentieri avrebbe fatto a meno.

Dopo le centinaia e centinaia di persone che nella notte fra venerdì 16 e sabato 17 dicembre hanno “assediato” il Consiglio Comunale, dopo la scomunica del vescovo della città all’improvvida scelta del Consiglio di accettare denaro da parte di uno dei due imputati del processo Eternit in cambio del ritiro della costituzione di parte civile per i 1.800 morti casalesi e quelli che verranno, dopo la manifestazione degli studenti indipendenti mercoledì 21 dicembre, dopo gli appelli da tutta Italia e dalle più importanti organizzazioni mondiali contro l’amianto, dopo l’invito del ministro della Salute al sindaco di centro destra Demezzi e alla sua Giunta a riconsiderare le decisioni prese, è stata la volta di un migliaio di cittadini casalesi autorganizzati e autoconvocati a sparigliare nuovamente le carte facendosi Comunità per difendere la propria Storia e celebrando alla vigilia del Natale un surreale quanto deflagrante, a livello emotivo, funerale della Giustizia.

Tutto ha inizio alle 18 e 30 quando i movimenti per la Pace e non violenti, come da 20 anni a questa parte, si riuniscono per la mezzora di silenzio che di anno in anno viene organizzata alla vigilia del Natale. Solo con il passaparola nella piazza centrale della città si ritrovano circa 400 persone, che in una cittadina sonnecchiosa di provincia come è Casale Monferrato, fanno intendere che la partecipazione è ben al di sopra della media consueta.

Verso le 19.00 la gente che confluisce aumenta e sono centinaia le persone che si aggiungono, all’inizio della centralissima via Roma spunta una bara con sopra un tricolore e la scritta “ETERNIT: GIUSTIZIA!” e si srotola uno striscione: si va a cominciare la marcia funebre più assurda e dolorosa che si sia mai celebrata a Casale Monferrato.

Quattro improbabili becchini di diverse associazioni si caricano la bara sulle spalle, dietro di loro Giuliana Busto, sorella di Giancarlo Busto morto di mesotelioma pleurico a 34 anni senza aver mai messo piede nello stabilimento Eternit in vita sua, dietro uno striscione tenuto da persone anche loro di diverse associazioni ma uno di essi lo vogliamo citare: si chiama Marco Mascarino, è figlio di Paolo, ex sindaco di Casale prematuramente scomparso in questo 2011, fu lui a costituire il Comune di Casale Monferrato parte civile al Processo di Torino ai vertici della multinazionale Eternit, lo fece perché convinto che la città di Casale meritasse Giustizia, non certo per barattare la propria dignità e i propri caduti con la mancia di un imputato per strage e disastro ambientale.

Il corteo si snoda per la via principale della città, via Roma, un paio di negozianti hanno messo la bandiera “ETERNIT GIUSTIZIA” sulla vetrina e sono fuori ad assistere il migliaio di persone che lo compone, altri guardano da dietro i vetri come fossero pesci in un acquario: schierarsi contro i vertici della città non deve essere cosa da tutti.

Il corteo composto percorre tutto il centro e torna in piazza Mazzini, dove il Comune ha fatto allestire un presepe gigante, i quattro becchini depositano la bara proprio davanti alla mangiatoia e la gente spontaneamente si mette intorno, dalla pancia del corteo spuntano tre donne, sono Romana Blasotti Pavesi, presidente dell’Associazione Famigliari Vittime Amianto, Maria Assunta Prato e la già citata Giuliana Busto.

Romana, 82 anni, cinque vittime nella sua famiglia fra le quali il marito e la figlia prende la parola, non ha bisogno di microfono, è commossa e ringrazia tutti i partecipanti incitandoli a non arrendersi, fra la gente ci sono Bruno Pesce e Nicola Pondrano, rispettivamente ex segretario della Camera del Lavoro di Casale ed attuale segretario della stessa, da trent’anni si battono per la Giustizia per le Vittime dell’amianto, i loro occhi luccicano per la commozione.

Romana finisce di parlare, la gente si avvicina ai mega alberi di Natale “addobbati”  con borse recanti loghi dei negozi del centro con sagome che ricordano le tante vittime dell’amianto che non avranno Giustizia come Comunità casalese, ora questi alberi indicano veramente tutta la Comunità e la manifestazione si scioglie, sarà dura ma la Comunità casalese non mollerà, potete starne certi.

 

Epilogo (?)

 

La mattina successiva la manifestazione, l’amministrazione ha ben pensato di cancellare ogni traccia del messaggio che i cittadini hanno dato a chi li (s)governa rimuovendo le sagome raffiguranti le vittime dell’amianto casalesi e la bandiera che reclamava Giustizia apposta accanto al presepe, nel pomeriggio la gente ha ricominciato ad andare spontaneamente a riattaccare sagome di cartone per ricordare la propria gente morta e che qualcuno sembra avere una fretta del diavolo a rimuovere dalla Memoria collettiva….

 

Associazione Voci della Memoria – Casale Monferrato

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