La tragedia di Casale Monferrato venduta al suo carnefice?


Venerdì 16 Dicembre ore 20 e 30 tutti al Consiglio Comunale di Casale Monferrato

Non lasciateci soli.

Sono oramai due anni che è iniziato (il 10 Dicembre 2009) il Processo Penale presso il Tribunale di Torino, grazie alla richiesta di rinvio a giudizio dei Vertici di questa multinazionale Svizzero-Belga Stephan Schmidheiny ed il barone belga Louis de Cartier de Marchienne per “Disastro ambientale doloso permanente” e oramai la sentenza è vicina.

Anche il più sprovveduto capisce come sia ottuso e semplicistico ridurre al verdetto che verrà emesso dal tribunale di Torino 100 anni di sofferenze di un’intera comunità: ci sono persone, storie, lotte, dolore, lutti, delusioni, vittorie e sconfitte, umiliazioni, solidarietà dall’Italia e dall’estero, da singoli cittadini, da Associazioni e da lavoratori che hanno tante facce e tantissimi nomi, ma raramente la Storia li racconta.

Forse, però, pure sperare nella Giustizia è troppo per noi cittadini: il Comune di Casale Monferrato infatti, che con il precedente sindaco Paolo Mascarino decise di costituirsi parte civile per dimostrare che un’intera Comunità era stata violentata, ferita e umiliata dai “signori dell’amianto”, ora rappresentato dalla giunta comunale di centro destra guidata dal sindaco Dimezzi, sembra propenso a scambiare la propria posizione processuale in cambio di 18 milioni di euro (600 euro per ogni suo cittadino assassinato dall’amianto) impegnandosi, in cambio del denaro offerto da uno dei due imputati per strage, a ritirare la propria costituzione di parte civile.

Crediamo che tutto ciò sia offensivo e umiliante per noi cittadini casalesi ma non solo, sia umiliante per tutti coloro che credono che la Giustizia e la Vita Umana non abbiano prezzo e per questo facciamo appello a tutte le persone che credono ancora in certi Valori e non sono disposti a barattarli, di esserci vicini nella nostra ennesima battaglia di Civiltà e Giustizia al fianco dell’Associazione Famigliari Vittime Amianto, delle tante vittime casalesi e dei loro parenti, di tutti coloro che riescono ancora a dire in tutti i modi a loro possibili informando, raccontando, manifestando al nostro fianco tutto lo sdegno che questa vicenda genera, è per questo che chiediamo a tutti di non lasciarci soli, perché la nostra Storia e il nostro Dolore NON sono (non dovrebbero essere) in vendita.

Venerdì sera 16 dicembre 2011 alle ore 21.00 il Consiglio Comunale che dovrebbe approvare la delibera per ufficializzare tutto ciò non sarà aperto al pubblico, ossia i cittadini non potranno esprimere la loro opinione nonostante ne sia stata fatta richiesta dai consiglieri di opposizione, ma si potrà assistere a quella che a nostro giudizio potrebbe diventare una delle pagine più nere non solo della storia di Casale Monferrato ma di tutti coloro che hanno compreso la portata di tutto ciò che vi stiamo raccontando: non lasciateci soli.

220.000 sono le pagine di questa eccezionale maxi inchiesta della Procura della Repubblica di Torino (il dottor Raffaele Guariniello e collaboratori), rivolta ai quattro ex stabilimenti Eternit: quasi 3.000 sono, per ora, le vittime individuate come parti lese, comprese nel primo elenco depositato al G.U.P.: circa 2.000 morti e mille ammalati in tutto, il 75% sono vittime di Casale Monferrato (cittadina di 36.000 abitanti) di cui 500 sono cittadini deceduti per mesotelioma ed oltre mille lavoratori deceduti per asbestosi, carcinoma polmonare da amianto, mesotelioma pleurico o peritoneale, a Cavagnolo, paesino di meno di 3.000 abitanti, i morti sono stati oltre 100.

Ma non è, per Casale Monferrato (e non solo), solo una questione relativa al processo ma un’autentica sciagura che ci ha investito da 100 anni e che ipoteca seriamente gli anni a venire della nostra comunità.

I mesotelioma, in Italia, sono circa 1.200 all’anno, nella cittadina di Casale Monferrato,

dal dicembre 2009 a oggi, le diagnosi sono state 129, si spera di  superare al più presto il “Picco” di malati in un anno (a oggi in media sono 50) che è previsto fra il 2020 e il 2025.

E’ un male non  solo fisico ma anche psicologico, quanti per un dolore alla schiena o una tosse che non passa in pochi giorni, per il solo fatto di vivere nella nostra città, pensano subito al peggio? Per questo si sono fatti  costituire, quali parti civili, anche dei lavoratori e cittadini in quanto tali o famigliari di vittime, per danno psicologico. La tensione, la preoccupazione propria e per i propri famigliari, produce anche questo tipo di danno. Si è deciso quindi, unitariamente con le organizzazioni sindacali, di costituire un “campione” di queste fasce sociali senza appesantire troppo il processo, per un riconoscimento più generale.

Anche per tutti i motivi sopra esposti, si sta lavorando per un processo ETERNIT-bis.

Prima di arrivare a questo maxi Processo Penale, al quale molti si sono interessati negli ultimi tempi (il più grande d’Europa e non solo sulle morti sul lavoro e ambientali), c’è da raccontare una lotta oramai quarantennale che si è sviluppata estendendosi sempre più  ed articolata in più fronti, tanto che oggi nuove generazioni formate da Associazioni, Collettivi, Laboratori Sociali di Casale e non solo sono in prima linea in questa battaglia grazie pronti a prendere il testimone ideale di chi tanto ha fatto, non raccontarla sarebbe fare un pessimo servizio alla parte migliore di Casale Monferrato, quella che ha fatto la Storia di una battaglia di Civiltà e di Giustizia:

1) – IN FABBRICA: dagli anni ’60 e, in particolare,dagli anni ’70, per tutelare i lavoratori nel

diritto alla Salute,con miglioramenti, parziali, nell’ambiente di lavoro della Eternit, anche mediante centinaia di cause individuali (Tribunale di Casale Monferrato) con l’INCA-CGIL, allora Segretario Nicola Pondrano, per ottenere il riconoscimento delle malattie professionali e cause collettive (1981-1984) per accertare ed ottenere la conferma della sussistenza del rischio amianto in tutti i reparti dello stabilimento.

Le 87 ore di sciopero del 1976 per l’ambiente, cioè per reclamare un reale accertamento

delle condizioni di nocività alla Eternit, restano lì, significative, monumento ad una

consapevolezza, ad un sapere, che proprio in quegli anni costituivano importanti lotte

operaie, quelle dei consigli di fabbrica, per gli spazi di intelligenza e di ruolo nella

determinazione delle proprie condizioni di vita nella fabbrica.

Si era consapevoli di non poter accettare che il rischio amianto fosse stato superato all’interno della fabbrica, come affermava l’Eternit che “documentò” tale tesi all’INAIL, ottenendo l’esenzione della contribuzione assicurativa, a danno di una serie di prestazioni risarcitorie ai lavoratori.

Durante tale causa collettiva fece notevole scalpore la testimonianza di Giovanni Demichelis, operaio dell’Eternit con 100% di asbestosi, si recò a testimoniare in barella: la foto del povero Giovanni, con il giudice Dott. Reposo curvo su di lui per cogliere l’ultimo filo di voce fu un’immagine drammatica. Giovanni morì una settimana dopo.

2) – NEL TERRITORIO Primi anni ’80, cominciò a diffondersi notizie di cittadini morti di

mesotelioma mentre i dirigenti Eternit, su precise indicazioni della proprietà, continuavano

a negare la cacerogenità dell’amianto!

1983 – Segnalazione dall’Istituto tumori di Torino e dalla Procura di Torino alle autorità

casalesi di dati anomali e preoccupanti sulla mortalità da tumori amianto correlati.

1984 – Importante convegno INCA e CGIL di Casale, regionali e nazionali sulle polveri e

bronco-irritanti

1985 – Finalmente inizia una indagine epidemiologica, finanziata dalla Regione Piemonte,

dopo aver sollecitato più volte l’USL dell’epoca, da parte di CGIL-CISL-UIL casalesi. I primi

dati, estremamente allarmanti – oltre 200 morti -, furono resi noti in un incontro presso

l’Unità Sanitaria Locale di Casale nel dicembre ’87

Seguirono le indagini sui famigliari dei lavoratori e sui cittadini, con dati sempre più gravi.

Indagine dell’Ispettorato del Lavoro provinciale per conto della Procura della Repubblica di

Casale: inizia procedimento penale nei confronti dei dirigenti locali della società ETERNIT

CASALE. Il processo si celebrò e si concluse in primo grado solo nel 1993 affermando la

colpevolezza dei dirigenti, ma, in appello, con la riduzione delle pene a pochi mesi di

reclusione, di fatto non scontate.

1986 – Fallimento ETERNIT su autoistanza (!!!). L’allora Segretario della Camera del Lavoro, protagonista con Nicola Pondrano dell’Inca ed ex lavoratore Eternit di quegli anni di lotte sindacali, considerò pubblicamente tale scelta come: “lo sbarazzarsi del limone ormai spremuto”.

A seguito di circa 1000 ricorsi legali presso il Tribunale di Genova, tutto l’attivo del

fallimento fu ottenuto quale risarcimento per i lavoratori ammalati o famigliari dei deceduti

(9 ML di €)

1987 – Per la seconda volta i protagonisti di questa battaglia si ritrovarono di fronte al bivio: superamento rischio amianto o

no. L’ETERNIT FRANCE “fu mandata avanti a questo scopo” proponendo la riapertura

dell’ETERNIT da parte della SAFE.

Ciò avrebbe significato, se si fosse accettato, una “riconciliazione con il rischio amianto”.

I protagonisti dissero di no come CGIL (in mancanza di una riconversione produttiva) nonostante fosse sopraggiunto un accordo tra la Safe ed i sindacati di categoria ( si era in presenza di 350 disoccupati ETERNIT in età avanzata, la maggioranza con asbestosi)

Il Sindaco dell’epoca Riccardo Coppo, fece un’ordinanza di divieto dell’utilizzo dell’amianto

nel territorio comunale, fu il colpo di grazia alla riapertura della ETERNIT.

1988 – Venne costituita l’Associazione Famigliari Lavoratori Eternit Deceduti – AFLED, –

Presidente Romana Blasotti Pavesi (che a oggi conta cinque vittime nella sua famiglia a causa dell’amianto, fra le quali l’amato marito e ex lavoratore Eternit e l’adorata figlia Maria Rosa, che in quella maledetta fabbrica non ci aveva mai messo piede) – trasformatasi dal 2000 in Associazione Famigliari Vittime Amianto.

L’ETERNIT, nel frattempo e dopo, non intervenne mai anche rispetto alla diffusione del

rischio amianto sul territorio, (persistenza del dolo) purtroppo non ha mai voluto assumersi

le proprie responsabilità. Si tratta in particolare degli scarti di lavorazione di cui il

“polverino” (polvere di tornitura dei tubi di Eternit) veniva “smaltito” regalandolo ai lavoratori ed ai cittadini per essere riutilizzato quale isolante nei sottotetti, stradine, cortili, ecc.

1989 – A Casale il più importante convegno contro l’amianto: “No all’amianto” con CGIL e

INCA regionali e Nazionali.

Fu lanciata la campagna per una legge di messa al bando dell’amianto, chiedendo anche

la costituzione di un fondo nazionale per le vittime, in specie in favore dei cittadini, non

professionali,bonifica ambientale e tutele per i lavoratori.

La CGIL nazionale fece propria questa battaglia: Agosto 1989 viene presentata da CGIL

CISL UIL nazionali al Governo una proposta di legge per la messa al bando dell’amianto,

la tutela dei lavoratori e dell’ambiente.

Nel frattempo, ancora nessun intervento da parte della ETERNIT per informare o

contribuire ad evitare il disastro.

Questo mentre l’AUA (Associazione Utilizzatori Amianto, di una serie di industrie di cui

l’ETERNIT di Reggio Emilia), fece pubblicare un’inserzione su tutti i giornali

“denunciando il tentativo in atto ad opera di alcune parti sociali di voler influenzare le

decisioni del Parlamento, con richieste fortemente penalizzanti in merito all’uso

dell’amianto, che mettono inutilmente a rischio il posto di lavoro di 4000 addetti…..”(la

storia si ripete ovunque).

1992 – Legge 257 – messa al bando dell’amianto – preceduta da circa tre anni di

mobilitazione – riunioni, assemblee, sit-in davanti al Parlamento, Palazzo del Governo, ecc.  Con cartelli sorretti dai disoccupati ETERNIT con asbestosi indicanti il numero dei morti e dei malati dell’epoca.

La battaglia per la bonifica, con la legge 257, trasse nuovo vigore. Le forze sociali e continuavano a sollecitare ed ottenere confronti con le istituzioni, assemblee ecc.

1996 – La regione Piemonte – Assessore casalese Paolo Ferraris – eroga un primo

importante contributo finanziario per la bonifica. Purtroppo anche Paolo Ferraris venne

colpito dal mesotelioma.

1998 – Legge 426 – Casale sito di interesse nazionale da bonificare = piano di bonifica

territoriale (48 comuni). Il Comune di Casale aveva già attivato incentivi e servizi ai

cittadini per la bonifica.

La bonifica è in corso,le modalità tecniche di bonifica del “polverino”, sono state

sperimentate e validate a Casale da ASL e ARPA (enti locali di competenza sanitaria ed

ambientale)

1999/2000 – Dopo la sentenza della Corte di Cassazione del primo processo penale,

riprendiamo a presentare esposti/denuncia alla locale Procura della Repubblica, di cittadini

e lavoratori deceduti o ammalati a causa dell’amianto per individuare le responsabilità

della multinazionale.

2004 – Esposto alla procura della Repubblica di Torino dopo che il Procuratore della Repubblica di Torino, Raffaele Guariniello, ha inviato ma corposa comunicazione giudiziaria, dopo anni di lavoro, a due indagati: Stephan Schmidheiny e Jean-Luis de Cartier de Marchienne.

2009 – Il 6 aprile si tiene a Torino la prima udienza preliminare del Processo Eternit.

2009 –  Il 22 luglio Con un lungo ed articolato decreto, la dott.ssa Palmesino, Giudice dell’udienza preliminare di Torino, ha disposto oggi il rinvio a giudizio degli imputati Schnideiny e De Cartier per tutti i reati loro contestati.

2011 – Dopo la 65° udienza del Processo tenutasi il 21 novembre, viene fissata la data nella quale verrà emesso il verdetto: sarà il 13 febbraio 2012.

Si ringraziano Bruno Pesce e Nicola Pondrano per la storiografia sopra riportata, abbiamo attinto a piene mani dai loro bellissimi discorsi tenuti a Brasilia il 30 agosto 2009 per ricostruirla.

Associazione Voci della Memoria

Casale Monferrato, 13 dicembre 2011.

 

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