Casale Monferrato – La dignità è in cammino e non si può fermare


Oltre tremila persone hanno manifestato ieri a Casale Monferrato per chiedere con forza che il Comune rinunci ai 18 milioni di euro che l’imputato al processo Eternit, Stephan Schmidheiny, ha promesso all’amministrazione comunale, in cambio del ritiro da parte civile al processo. Tremila persone che manifestano sono sempre tante e meritano ascolto, ma se a questo si aggiunge che la cittadina del monferrato ha poco più di 30000 residenti, allora si può capire fino in fondo la portata di quello che è successo ieri. Perfino Bruno Pesce e Nicola Pondrano, storici sindacalisti casalesi che da oltre trent’anni conducono con Romana Blasotti Pavesi e i famigliari delle vittime dell’amianto la battaglia per la giustizia, sembrano increduli davanti alla fiumana interminabile di donne, uomini, anziani e bambini che hanno attraversato il centro cittadino.  E’ successo qualcosa di straordinario da quella fredda notte di Dicembre in cui il consiglio comunale, assediato da centinaia di casalesi, ha deciso di accettare i soldi dal principale responsabile della mattanza di migliaia di casalesi ad opera dell’Eternit e dei suoi dirigenti consapevoli dei rischi della fibra killer. Una decisione che ha svenduto per quattro denari la storia tragica e al tempo stessa degna di una piccola comunità che ha visto morire, giorno dopo giorno, gli operai che lavoravano all’Eternit e i cittadini di Casale Monferrato. Una comunità che si è riscoperta solidale e che in nome della memoria non può accettare nessuna forma di compensazione monetaria prima della fine del processo che arriverà alla sentenza di primo grado il 13 Febbraio a Torino. Quel processo, che certamente non restituirà i morti e non porrà fine al dolore e alle sofferenze dei casalesi, ha però un valore fortissimo per la comunità tutta di Casale. Rappresenta il riconoscimento che trant’anni di battaglie di Davide contro Golia hanno fatto sì che questo dibattimento che farà giurisprudenza nel campo del diritto del lavoro e del diritto ambientale abbia avuto inizio e veda seduti sul banco degli imputati i principali responsabili della carneficina. Forse rappresenta anche la possibilità di una comunità di riconciliarsi con se stessa davanti alla tragedia immane che l’ha colpita, non per fatalità, ma a causa delle scelte di chi ha pensato che la salute dei lavoratori e dei cittadini valesse niente rispetto ai profitti di una fabbrica di morte.

Tutto questo sembra non averlo capito il Sindaco Demezzi che adesso sembra possibilista sulla possibilità di non firmare la transazione se il Governo nazionale tramite il Ministro alla Salute Balduzzi, alessandrino, farà arrivare all’amministrazione un po’ di soldi per la bonifica. Il Sindaco continua evidentemente a commettere l’errore di pensare che si tratti di una questione di soldi e non della dignità e della ricerca di verità e giustizia di una comunità intera. Forse avrebbe potuto capirlo se avesse visto gli occhi delle migliaia di cittadini alla fiaccolata.

La giornata si è poi conclusa con un grande evento culturale in un teatro a cui hanno nuovamente partecipato centinaia di casalesi. Fra testimonianze, esibizioni di gruppi musicali e proiezioni di video, la serata è stata un’ulteriore conferma della partecipazione popolare trasversale che anima la città di Casale.

I volti stanchi ma sorridenti di Romana, Bruno, Nicola e dei ragazzi dell’Associazione Voci della memoria, instancabili nell’organizzare questa grande giornata, sono la fotografia di chi è consapevole di aver fatto un ulteriore grande passo in avanti per vincere la battaglia della memoria e della dignità. Nelle decine di interviste rilasciate Bruno Pesce continua a ripetere che se firmeranno non lo faranno in nome dei casalesi. A questo punto, solo qualcuno in malafede potrebbe dargli torto.

 

 

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