Alessandria la città nel baratro e se andassimo tutti a Roma?


La città di Alessandria è ormai balzata alle cronache nazionali per la situazione di grandissima difficoltà economica in cui si trova e con il rischio concreto mese dopo mese di vedere lentamente, ma inesorabilmente peggiorare la situazione.

Le radici di questa situazione affondano nei cinque anni di governo della Banda di centrodestra del Sindaco Fabbio. Anni di sperpero di denaro pubblico, utilizzo delle aziende municipalizzate a fini clientelari, smantellamento della raccolta rifiuti porta a porta, incremento della paura nei confronti di ogni diversità culturale e di genere, arresti di consiglieri comunali fra cui uno accusato di far parte della ‘ndrangheta e poi assolto in primo grado dalle accuse.

A seguito di questo dopo oltre un anno di attenzioni da parte della Corte dei Conti per aver falsificato i bilanci la nuova Giunta della città del Sindaco democratico Rita Rossa ha dovuto dichiarare il dissesto.

Di conseguenza tutte le tasse e le tariffe a partire dall’Imu sono state portate ai massimi di legge, il Comune si trova nell’impossibilità di accendere nuovi mutui e nonostante tutto gli stipendi degli oltre 2000 fra dipendenti del Comune e delle municipalizzate sono a rischio ogni mese.

Non sono certamente mancate le note stonate da parte anche della nuova Giunta. Ecclatante il caso della mancata rinuncia alla costruzione del Ponte Meier (del tutto inutile) per cui la città si trova a sostenere un mutuo del valore complessivo di 8 milioni di Euro. Appena eletta la Sindaca si è affrettata a dichiarare che non si poteva rinunciare alla costruzione perchè vi sarebbero state penali troppo alte da pagare, peccato che dopo la dichiarazione del dissesto anche i costruttori del nuovo ponte si sarebbero dovuti mettere in fila aspettando le briciole dei crediti che accampano dal fallimento, esattamente come stanno facendo centinaia di fornitori piccoli e grandi della città.

Evidentemente, mentre i lavoratori possono aspettare di ricevere gli stipendi lo stesso non vale per il grande  e famigerato  Gruppo Gavio (i costruttori del ponte) legati da sempre a doppio filo col Partito Democratico di cui sono finanziatori e sostenitori. Casulamente lo stesso gruppo che vorrebbe costruire fra Liguria e Basso Piemonte il Tav – Terzo Valico contro cui un grande movimento popolare si sta opponendo e contro cui la Sindaca della città di Alessandria che verrà coinvolta dovendo ospitare numerose cave di materiale contenente amianto non riesce a pronunciare parola.

Oggi è stata la giornata dello Sciopero Generale “della città” convocato da Cgil, Cisl e UIl, dopo una fiaccolata svoltasi la settimana scorsa a cui hanno partecipato circa duemila persone. Fiaccolata in cui i Sindacati hanno concesso il palco della manifestazione alla Sindaca in quella che è sembrata ai più una mobilitazione contro il Governo Nazionale e il Ministro alessandrino Balduzzi rei di aver escluso Alessandria dal decreto salva comuni.

Il fronte di compattezza fra amministrazione e Sindacati è andato in frantumi nella giornata di Mercoledì con le dichiarazioni dell’Assessore al bilancio Bianchi in cui è stato detto a chiare lettere che le municipalizzate saranno usate per fare cassa e saranno vendute. La Sindaca, nonostante le bordate dei sindacati, ha difeso il suo Assessore confermando che il prezzo della crisi del Comune verrà scaricato sui dipendenti pubblici una parte dei quali ha ricevuto solo un acconto dello stipendio del mese di Ottobre e un’altra parte (i lavoratori AMIU) neppure quello.

In questo quadro lo sciopero generale di oggi non ha visto l’adesione e la partecipazione sperata dai sindacati. Appena duecento persone si sono ritrovate in Piazzetta della Lega per poi crescere un pochino quando ci si è spostati davanti alla Prefettura. Neppure una buona parte dei dipendenti pubblici ha partecipato alla manifestazione e allo sciopero, figurarsi i dipendenti del settore privato.

Chi si illude che la crisi significhi di conseguenza lo sviluppo di un meccanismo di solidarietà vive evidentemente fuori dalla relatà. La crisi significa anche esasperazione dell’individualismo, lotta fra poveri per la sopravvivenza, violenza regolatrice delle relazioni sociali, imbarbarimento culturale. La città non ha mostrato nessuna solidarietà nei confronti dei dipendenti pubblici e di quelli delle cooperative in presidio davanti alla Prefettura da diversi giorni e gli stessi lavoratori in una minoranza hanno partecipato allo sciopero e alla manifestazione.

Solo da qui, dalla lettura onesta della realtà per quanto brutta e cruda possa essere, si può ripartire per immaginare un’uscita dalla crisi che non significhi macelleria sociale e svendita della città e dei suoi servizi al miglior offerente.

Servirebbe il coraggio di trasformare la critica al governo dei banchieri in mobilitazione, buttare il cuore oltre all’ostacolo e lavorare perchè un’intera città decida di scendere a Roma e assediare i palazzi del Governo affinchè vi siano gli stanziamenti necessari a non far morire la città.

Occorre smettere di pensare che Santa Rita da Alessandria possa risolvere la situazione drammatica in cui ci si trova, assumendo una volta per tutte che il ruolo di chi governa le amministrazioni locali al tempo del Governo della Troika e della Spending Review è quello del massacratore sociale su commissione altrui.

I Sindacati dovrebbero smettere di svolgere il ruolo di pacificatori sociali e pensare che una passeggiata di alcune decine di metri possa puntare l’attenzione sulla città. E’ la cronaca di questi anni di crisi a raccontarci di come senza forme di lotta radicali e molto spesso neppure con quelle, si possa riuscire a conquistare diritti.

Il tempo per organizzazarsi contro la svendita della città e gli esecutori della carneficina sociale ai danni di lavoratori, precari, studenti, migranti e sfrattati è oggi.

La crisi e il dissesto del Comune devono essere pagati dai responsabili e non da chi non ha colpa alcuna della situazione in cui la città è precipitata.

Alessandria si trova nel baratro, la conflittualità sociale è destinata ad esplodere, i movimenti sociali, come fanno da anni, faranno la loro parte.

La mediazione sociale e la concertazione nulla possono contro la crisi e il dissesto, è il tempo del conflitto e dell’alternativa costruita dal basso.

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