“Dal Crocevia al Laboratorio Sociale: sempre in basso, a sinistra!”


da alessandrianews

Chi sono, da dove arrivano e cosa fanno i “ragazzi” di Alessandria in Movimento? Dal G8 di Genova alla “campagna” contro il Terzo Valico, Claudio Sanita ci aiuta a conoscere meglio una realtà composita, che offre al territorio una vasta proposta di iniziative culturali, musicali, sportive. All’insegna del dialogo e dell’integrazione, e con un po’ di apprensione per il futuro della sede di via Piave

INTERVISTE – “Vuole sapere quali sono due battaglie che vinceremo di sicuro? Fermeremo la realizzazione del Terzo Valico, e rimarremo nella nostra sede di via Piave, nella ex caserma dei vigili del fuoco”. Claudio Sanita è tenace e combattivo, ma tutto sommato sta simpatico anche a tanti suoi avversari, che gli riconoscono correttezza e lealtà, anche “in battaglia”. Sanita è uno di quelli che, ad Alessandria e in provincia, stanno “in basso, a sinistra”, come piace dire a lui. Ossia lontano dal potere, anche se naturalmente con una precisa collocazione politica (“Che non significa partitica, e men che meno vicino a questo scandaloso centro sinistra, nazionale e locale”). Attenti alle semplificazioni però: Sanita non è il leader di Alessandria in Movimento: “prima di tutto perché Alessandria in Movimento è solo un sito internet, che dà voce ad una serie di collettivi. E poi perché noi, dal Crocevia al Laboratorio di via Piave, il concetto di leader proprio lo rifiutiamo, non ci appartiene”. Certamente però Claudio Sanita, forse anche per l’esperienza e l’anagrafe, avendo ormai superato la trentina, è sempre in prima fila nella lotta, ma anche al tavolo delle trattative, e viene naturale identificarlo un po’ come “portavoce” di un’area comunque ricca di individualità e posizioni. Proviamo, allora, a farci raccontare l’avventura e i progetti di questi “ragazzi” di via Piave, che ormai da quasi quattro anni hanno ridato vita ad una struttura prima abbandonata, trasformandola in un vortice di attività, iniziative e progetti.

Sanita, spieghiamo ai “non addetti ai lavori” da dove nasce l’esperienza, sociale e politica, dei collettivi di via Piave?
E’ facile, perché c’è un evento simbolo, che ha segnato un’intera generazione, e che si chiama G8 di Genova. Di ritorno da quell’esperienza così forte, e così tragica, rinascono nelle scuole alessandrine i collettivi studenteschi di sinistra, che via via crescono: il 3 settembre del 2002 occupiamo la ex fabbrica di scarpe di via Lumelli, e dopo 3 giorni otteniamo dal sindaco Scagni la promessa di uno spazio tutto per noi. Poiché ci pare il caso di dare un’accelerata a certe promesse, occupiamo al Cristo gli spazi dove ancora oggi ha sede il centro sociale Crocevia. Ulizziamo, e valorizziamo, la struttura come “abusivi” per sette anni, finché il sindaco Fabbio non decide di regolarizzarci.

Oggi il Crocevia è un centro di aggregazione ancora attivo?
Direi più di prima, perché i ragazzi delle medie (e qualcuno dell’università) che lo gestiscono ora sono più bravi di noi “vecchi”, dobbiamo riconoscerlo. Propongono tra le altre cose una serie di concerti di grande richiamo, arriva gente da ogni dove…

Per la gioia degli abitanti dei palazzi circostanti, immagino….

Onestamente: diciamo che capita abbastanza spesso che i concerti vadano oltre il canonico coprifuoco della mezzanotte, ma i rapporti con il quartiere sono ottimi. Anche perché, senza che nessuno li obbligasse, i ragazzi del Crocevia sono stati determinanti nel recupero del parco circostante: e hanno restituito a tutto il Cristo un’area splendida, che prima era abbandonata.

La storia del Laboratorio Sociale di via Piave, invece, come nasce?
Vuole sapere la verità? Nel 2008 al Crocevia cominciamo a starci veramente stretti: tante iniziative, tante persone, poco spazio. Ci guardiamo attorno, e scopriamo che c’è questa struttura abbandonata ormai da due anni, dove però quell’anno il Pd decide di organizzare la propria festa provinciale. Vincendo la vergogna (sa, gente come noi alla festa del Pd…) una sera sul tardi due di noi si avventurano, ad eplorare il luogo. E, conclusa la festa del partito democratico, decidiamo di occupare. Eravamo davvero tanti: diversi collettivi, tra cui anche la nostra polisportiva, e la rete sociale per la casa. Comincia il braccio di ferro con le istituzioni, che vorrebbe sgomberarci, ma noi non molliamo.

Finché?
Finchè una sera intorno a mezzanotte, giuro, si presentano alla porta Paolo Filippi e Rita Rossa,all’epoca assessore alla Cultura in Provincia. Non so se si possa dire, ma ormai l’ho detto: ci chiedono di entrare, stappiamo una bottiglia di vino, e ci mettiamo a dialogare. E’ lì, da quel dialogo informale, che nasce poi la convenzione, che ci affida la gestione dell’immobile a tempo indeterminato. Così partiamo con la ristrutturazione, che coinvolge decine e decine di volontari, fino all’inaugurazione ufficiale, e per nulla casuale, del 25 aprile 2009.

Ed è lì che nasce anche la voce dei ribelli “all’acqua di rose”, amici e fiancheggiatori di Rita Rossa nella corsa a sindaco di Alessandria. E’ andata così?
Alt, contestualizziamo. Noi abbiamo partecipato con passione, credendoci, alle battaglie referendarie contro il nucleare e la privatizzazione dell’acqua. Poi, in occasione delle primarie del Pd di un anno fa, abbiamo ospitato, sinceramente curiosi di capire, il confronto tra Rita Rossa e Mauro Buzzi. Ma mai ci siamo schierati con il centro sinistra, e men che meno ora: purtroppo anzi dobbiamo constatare che la breve stagione dei sindaci di sinistra è tramontata in maniera ingloriosa. Pisapia a Milano sgombera i centri sociali, Doria a Genova si schiera col terzo valico, “senza se e senza ma”. Qui ad Alessandria Rita Rossa decide di perseguire le prostitute, anziché chi le sfrutta. E ad ogni occasione utilizza il suo essere donna come strumento improprio di battaglia politica. No, guardi: noi siamo sempre quelli in basso, a sinistra. Con questi qui non c’entriamo nulla: pur essendoci in giunta a Palazzo Rosso due assessori, come Barberis e Puleio, con i quali dialoghiamo volentieri, è evidente che abbiamo fatto, rispetto a loro, scelte molto diverse.

Sanita, torniamo al Laboratorio di via Piave: come fate a gestire un tale volume di attività?
Con tanta passione, e tutto volontariato. Funzioniamo semplicemente perché ci crediamo, e perché non esistono secondi fini: non ci sono da perseguire altri scopi, o il potere in qualsiasi forma. Abbiamo una valanga di proposte: il teatro, i dibattiti, le attività di integrazione per i migranti, a partire dai corsi di italiano gestiti da insegnanti straordinari, che non solo lavorano gratis, ma spesso pagano di tasca loro i libri. E poi lo sportello legale, grazie all’avvocato Caranzano di Asti, che spesso diventa punto di riferimento anche per i sindacati del territorio. E poi lo sport, che è uno strumento di aggregazione e integrazione straordinario: siamo partiti coi i corsi di thai boxe, o boxe thailandese, quasi per scherzo, e oggi abbiamo, solo su quel fronte circa 150 iscritti. E poi naturalmente c’è la squadra di calcio a 7, che fa il campionato amatori Uisp.

Come vi finanziate?

Organizziamo cene e concerti: quello, mitico, dei Peggio Punk è stato un successo enorme, con un incasso che ci consente ancora adesso di finanziare diverse attività. Poi chi può ci mette del suo, in termini di lavoro, materiali riciclati, offerte. In questi quattro anni la Provincia ha finanziato soltanto la realizzazione della palestra, al piano superiore. Tutte le altre migliorìe sono il frutto del nostro impegno, del lavoro di centinaia di volontari.

Ma adesso Palazzo Ghilini ha messo in vendita l’immobile: che succederà?
Nei mesi scorsi abbiamo scoperto di essere in vendita soltanto grazie alla segnalazione di una giornalista, pensi. E abbiamo scoperto che la giunta provinciale lo aveva deliberato all’unanimità, compresi alcuni esponenti della cosiddetta sinistra. Allora abbiamo aperto il tavolo del confronto: con tante associazioni, attraverso assemblee pubbliche a cui hanno partecipato centinaia di persone. Con tutto quel pezzo di società che con il Laboratorio ha rapporti, dialoga, si interfaccia. Non solo: il 15 di dicembre avremo un open day con amici musicisti come Paolo Archetti Maestri degli Yo Yo Mundi, e una serie di appuntamenti culturali e sportivi. Mostreremo a tutta Alessandria chi siamo, e cosa facciamo qui dentro. Perché, appunto, crediamo sia ancora il tempo della politica, della trattativa. E lo stesso presidente della Provincia, Filippi, in passato si è dimostrato persona aperta al dialogo. Certo, se questo non bastasse….

Allora che fareste?
Guardi, questa è casa nostra, e sappiamo di svolgere un’importante funzione sociale e di integrazione per tante persone, e per una vasta comunità. Il Laboratorio Sociale è davvero un bene comune, altro che gli slogan del Pd! Da qui non ci manderanno via, in ogni caso. Sempre ammesso che, con questa crisi, ci sia qualcuno disposto a spendere una bella cifra per comprare l’immobile, con noi dentro. Io sconsiglierei, francamente.

I rapporti con il quartiere quali sono?

Ottimi, davvero. Sono rare le serate in cui si fa un rumore eccessivo, può capitare appunto per qualche concerto straordinario. E, per il resto, ci pare di offrire una serie di servizi e opportunità, e di essere aperti al dialogo con tutti.

Sanita, lei è di Arquata, poi “migrato” ad Alessandria: è per questo che è così “sensibile” alla questione Terzo Valico?
Quello magari è un elemento in più, un valore aggiunto emozionale. Ma nella lotta contro il Terzo Valico, scempio ambientale e faraonico spreco di risorse pubbliche a vantaggio dei soliti noti (che poi magari sono gli stessi che costruiscono anche certi ponti indispensabili alla comunità, e a cui non si può rinunciare), siamo impegnati davvero in tanti. E’ un vero movimento di popolo e, glielo dico senza retorica, la più bella esperienza della mia vita. Siamo tutti uniti, dal ragazzino di 15 anni alla signora anziana di 80: compresi gran parte dei contadini che il potere vorrebbe espropriare delle loro terre burocraticamente, con una semplice raccomandata.

Dall’altra parte, però, sembrano intenzionati a procedere…
In un anno abbiamo organizzato 7 manifestazioni a cui hanno aderito migliaia di persone, e decine di assemblee pubbliche. Ovunque la gente è con noi. Vuole sapere come la penso? Non riusciranno mai ad aprire i cantieri, che dovevano partire lo scorso aprile, e tanto meno a farli procedere. Ci metterebbero almeno vent’anni, a completare un’opera assurda, inutile e nociva. No, mi creda: il Terzo Valico è una battaglia che vinceremo noi!

[foto di copertina di Simona Zuny]

14/12/2012

Utilizzando il sito accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per gestire i suoi contenuti e tracciare le visite al sito. Cliccando di "Accetto" o proseguendo nella navigazione di questo sito acconsenti all'uso dei cookie.

Chiudi