Ce n’est qu’un debut!


La Francia è ancora lontana dal varo della legge sulle nozze gay e, certo, fino all’ultimo non è mai detta l’ultima parola, ma sicuramente non può passare inosservato il fatto che l’Assemblea Nazionale abbia approvato con 249 sì e 97 no il primo articolo della legge che dovrebbe sancire la possibilità per le coppie omosessuali di sposarsi. Nello specifico, l’articolo definisce il matrimonio come “contratto tra due persone di sesso diverso, oppure del medesimo”, eliminando così il discrimine della differenza di sesso come condizione unica per esercitare il diritto al matrimonio.

Si sarebbe potuto legittimamente pensare che l’allora candidato all’Eliseo stesse cavalcando strumentalmente il suo cavallo di battaglia, ma a meno di un anno dalla sua elezione quello che nel programma elettorale di Hollande è stato uno dei punti cardine sta per trasformarsi in una conquista non scontata e dalla portata straordinaria.

Lungi dal voler tessere le lodi del Presidente Francese, il cui operato è per molti versi discutibile e controverso, non si può però tralasciare qualche dato politico rilevante. Il Partito Socialista di Hollande ha vinto di misura le ultime legislative sulla Destra Parlamentare di Sarkozy, il Presidente uscente, e non è certamente la stessa sinistra del Maggio Francese di sessantottina memoria. Oggi, i voti degli operai francesi li raccoglie il Front National di Le Pen che, poco ma sicuro, non guarda con favore alle nozze gay e agli omosessuali in genere, le cui manifestazioni sembrano essere “non belle a vedersi” e impudiche. Se aggiungiamo il fatto che la destra e il mondo religioso francesi hanno strenuamente avversato, anche in piazza, il disegno di legge in oggetto, questo primo piccolo risultato non solo non deve essere sottovalutato, ma deve parlare, soprattutto a noi italiani, di quanto sia culturalmente avanzata in Francia la discussione su un tema tanto spinoso quanto centrale in una qualsiasi società degna di essere considerata civile.

Mentre infatti i cugini d’oltralpe si apprestano a fare questo passo decisivo senza lasciarsi influenzare da posizioni più da Medioevo che conservatrici, da noi il Medioevo imperversa per bocca del cardinale Bagnasco secondo cui il passo decisivo di cui sopra altro non è che uno sprofondare nel baratro e, ovviamente, consiglia la politica italiana di non seguire le orme francesi in quanto certe situazioni “hanno esiti estremamente pericolosi”.

Certo che se il premier belga si stupisce di come nel Paese della Rivoluzione e dei Lumi ci sia ancora la necessità di discutere la legittimità delle nozze gay tuonando che questo “dibattito testimonia un conservatorismo e un’ignoranza assolutamente inimmaginabili”, ci sarebbe semplicemente da inorridire al pensiero che nel Paese un tempo definito la Culla della Cultura si possa essere succubi di menti così poco illuminate e così tanto retrograde.

Dato per assodato che l’Italia, incapace ad oggi di garantire una qualsiasi tutela anche alle coppie di fatto, è lontana anni luce da una discussione seria e operativa sulle nozze gay, urge dire con chiarezza che questa distanza non giustifica l’incapacità di prendere una posizione netta e decisa sull’argomento e di schierarsi a favore delle nozze per le coppie omosessuali da parte tanto di una certa schiera politica quanto di una certa fetta di società.

Perché, per noi, non è più rimandabile la discussione e quale indicazione ci da il risultato francese? È chiaro, da una parte si potrebbe legittimamente obiettare che le nozze per le coppie omosessuali non sono tanto una conquista quanto un tentativo di omologare, di ricondurre la diversità a normalità, utilizzando l’istituzione del matrimonio come unica forma legalmente accettata di unione. Non sfugge a nessuno che questa è una posizione condivisibile nella misura in cui ciascuno di noi considera la diversità un valore da difendere e non da mascherare o snaturare. Ma non per questo possiamo perdere di vista un nodo per noi fondamentale, ossia l’universalità dei diritti. È bene considerare, sopra ad ogni altra cosa, il fatto che ogni essere umano deve essere libero di decidere se sposarsi e, nel caso in cui lo voglia fare, deve avere il diritto di farlo, indipendentemente dal sesso della persona che vuole sposare e dal proprio orientamento sessuale. Perché se poco ci piace il concetto di omologazione, di sicuro non ci alletta neanche l’idea che le diversità, che pur ci sono (e per fortuna!), siano tali in quanto esacerbate dalle leggi e imposte arbitrariamente da un uomo sugli altri uomini.

La volontà della politica francese di azzerare le diversità per legge a favore di un’uguaglianza universale è un dato positivo e concreto che merita di essere osservato con attenzione, a partire da oggi e per le prossime due settimane di dibattimento parlamentare.

È vero, l’articolo appena approvato non è che un piccolo passo. Ma tante volte un piccolo passo non è che l’inizio di un grande cambiamento.

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