“Fermiamo tutto e portiamo la battaglia a Roma”


da alessandrianews.it

Un incontro accesso quello tra i lavoratori delle partecipate, i sindacati e il primo cittadino nella sala del Consiglio comunale. “Chiediamo di fermare tutte le procedure di tutte le partecipate e di combattere insieme”. Rossa: “Situazioni molto diverse tra loro. I servizi vanno garantiti, così come i livelli occupazionali”.

ALESSANDRIA – Una mattinata “calda” quella di ieri nella sala del Consiglio comunale dove si sono confrontati il sindaco Rita Rossa e i lavoratori delle partecipate insieme ai sindacati. Da Aspal e Amiu (ma erano presenti anche Atm e Costruire Insieme) era stata indetta un’assemblea che da sotto le mura di Palazzo Rosso si è trasferita nella sala del Consiglio comunale, con una “irruzione” durante una conferenza stampa. Sala occupata, aula e loggione pieni: circa 200 tra lavoratori e sindacati con striscioni, trombette e tanta voglia di farsi sentire, tra rabbia e stanchezza, per salvaguardare i servizi, il loro posto di lavoro e nel complesso per non far morire un’intera città.
La parola d’ordine resta sempre la stessa: lavoro.“No ai licenziamenti. Noi non ci arrendiamo. Il lavoro non si tocca”. Poi la volontà di confrontarsi con chi amministra questa comunità, con il primo cittadino Rita Rossa. Disperazione tra i lavoratori, ma anche tanta fantasia: tra i cori quelli con la melodia di ninna nanna proposti dal gruppo delle operatrici degli asili nido “Dove sei o Rita, vieni qua. Vieni qua. Salvaci i servizi, salvaci i servizi”. E c’è anche chi con maggiore rabbia in corpo grida: “Questa giunta di sinistra deve vergognarsi! Prima di definirsi di sinistra deve sciacquarsi la bocca con la soda!”.

Poi finalmente (intorno alle 12.15 e ininterrottamente per due ore) il sindaco decide di presentarsi di fronte ai lavoratori e ai sindacati: “Non ho mai avuto problemi a confrontarmi. Sto gestendo una situazione difficile, senza risorse. Se avessi potuto scegliere, non avrei certo scelto una strada che portava a questa condizione. Ma devo anche dire che se avessi creduto che la strada dei licenziamenti fosse la più facile e la più comoda, l’avrei percorsa sin dall’inizio, 9 mesi fa. Invece di fare atti straordinari per riuscire a pagare gli stipendi di tutti e saldando anche la situazione dei contributi di tutti i lavoratori, che da anni non venivano pagati”.

Particolarmente agguerriti i lavoratori Amiu, che vedono già il loro destino di “disoccupati”, una volta passati in mano ai privati. Così dopo il conto dei debiti dell’azienda e dei crediti che vanta dal Comune, si arriva alla vera questione.
Alvaro Venturino (Cgil, ma a nome delle sigle sindacali presenti, Cgil, Cisl e Uil) prende la parola e chiede seccamente a Rita Rossa: “è disposta a fermare tutte le procedure in atto in tutte le partecipate (per Amiu in particolare il riferimento è al bando di gara, verso la privatizzazione), per portare la battaglia a Roma?”. “Noi siamo pronti al blocco, a fermarci tutti– sostengono i lavoratori – Dobbiamo dare un segnale forte: fermiamo la città, creiamo disagio…e i cittadini capiranno!”.

Ed è proprio qui, sulle procedure attuali e future che i toni si accendono e l’aula si infiamma: “Sindaco firmiamo (noi organizzazioni sindacali) insieme un foglio dove fermiamo tutto quello che c’è in atto e quello che si dovrebbe concretizzare a poco e proviamo insieme ad ottenere qualcosa dal Governo, qualcosa per salvare la città, i servizi e i posti di lavoro. Oppure lei può continuare sulla strada intrapresa dei tagli e degli esuberi, ma noi impediremo ogni licenziamento! No ai licenziamenti, questo è sicuro!”. “Ci sono situazioni profondamente diverse da azienda ad azienda: per alcune le procedure si possono fermare, ma per altre no! – ha risposto il primo cittadino – Quindi non posso firmare un documento unico, nel quale si bloccano tutte le procedure, anche perché non porterebbe a nulla di positivo, anzi”.
Il sindaco Rossa durante il confronto ha infatti spiegato ai lavoratori dell’azienda di raccolta rifiuti come la strada del bando di concorso e della privatizzazione sia stata intrapresa proprio per permettere di salvaguardare i posti di lavoro. “Non ci sono risorse, non ci sono soldi! Il servizio ad Amiu riusciamo a garantirlo fino ad aprile, poi non ci saranno più speranze per l’azienda se i liquidatori – senza risorse per sopravvivere, per i mezzi, per il gasolio – chiudono, nessuno di voi avrà più un lavoro. Lo volete capire questo?!”. “Perché per un periodo non unire Amiu con il consorzio Aral, come filiera dei rifiuti?” chiede un lavoratore dell’azienda. “E’ la prima soluzione a cui avevo pensato – replica Rita Rossa – ma c’è una legge regionale che lo vieta, che non ce lo permette. E non possiamo scavalcare le norme a livello regionale”.

Il sindaco cerca di spiegare come il contratto di lavoro nazionale sia salvaguardato e pertanto tuteli l’inserimento di tutte le professionalità, anche sotto una nuova gestione aziendale. “Non è vero – gridano i lavoratori – sotto il privato saremo lasciati a casa, perderemo 300 euro di anzianità….e così via”. Ed è qui che Rita Rossa garantisce: “Io i livelli occupazionali li garantisco, ve lo assicuro! Ma non garantisco i livelli retributivi. Anche perché molte clausole e consuetudini sarebbero da rivedere, da modificare e da eliminare!”.
“Sindaco lei è con noi, o contro di noi?” chiede Maura Settimo della Uiltucs, sostenuta da tutti i lavoratori. “Io sono con voi e sono disponibile a venire con voi a Roma l’11 aprile. Se dai voi non è ritenuta una provocazione, io ci sarò!” risponde a gran voce il sindaco Rossa, che ricorda che il suo viaggio romano è stato fatto proprio per verificare “cosa si poteva e cosa non si poteva fare secondo la normativa vigente”, ma soprattutto nella speranza e con la volontà di chiedere maggiore tempo e di chiedere che si possano intraprendere strade diverse per città nella condizione di Alessandria. “Un esempio su tutti? Una battaglia credibile sarebbe che ci lasciassero la quota dell’Imu che va allo Stato, circa 15 milioni che a noi servirebbero e che sono soldi dei cittadini”.
Dopo due ore di confronto serrato e dopo il “no” al blocco delle procedure e al ritiro del bando di gara Amiu, i lavoratori e i sindacati tentano la strada “istituzionale”, chiedendo di convocare un Consiglio comunale che all’ordine del giorno abbia solo la situazione di emergenza di Alessandria e delle partecipate. Viene chiamato il presidente del Consiglio, Enrico Mazzoni, che dà la sua parola: “il 2 aprile, martedì convoco la capigruppo, così che in qualche giorno si possa procedere a convocare il Consiglio. Forse già entro la fine della prossima settimana”. Ma il presidente Mazzoni ci tiene a ricordare a tutti che si tratta di un consiglio “classico”, dove a parlare e a confrontarsi sulla materia è la politica: lavoratori e pubblico sul loggione, ma senza diritto di parola. Insomma “non un consiglio comunale aperto”, che forse era quello voluto – o auspicato – dalle partecipate.

 

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