In duemila in piazza per dire no a dissesto e licenziamenti


Nella grande giornata dello sciopero generale sono tutti schierati fin dal primo mattino i lavoratori delle aziende partecipate del Comune di Alessandria, i dipendenti comunali e quelli delle cooperative. Ciascuno con concentramento davanti alla propria sede, per poi confluire intorno alle 9.30 in viale Teresa Michel e da lì toccare i simboli di questo dissesto tutto alessandrino, che come ogni dissesto costruito nei testi di legge parla di licenziamenti, tagli dei servizi, aumenti delle tariffe.

Circa duemila persone hanno invaso le vie di Alessandria per manifestare la propria contrarietà ad un dissesto il cui salatissimo prezzo, come sempre, è destinato ad essere pagato da chi non ne ha colpa alcuna. In testa, i lavoratori delle partecipate che hanno inscenato un corteo funebre con tanto di feretro e corone a simboleggiare la drammatica situazione che da settimane stanno fronteggiando.

Li hanno accompagnati fin da subito gli studenti del collettivo Studenti in Movimento, che nei giorni precedenti avevano annunciato la propria adesione allo sciopero ed espresso la piena solidarietà ai dipendenti e alla propria città martoriata dalla carneficina sociale, i lavoratori delle cooperative e alcune rappresentanze delle realtà industriali della provincia. In Piazza della Libertà si sono uniti i dipendenti del Comune e da lì, tutti quanti insieme si sono diretti verso il centro cittadino, intonando cori contro il dissesto e tutto ciò che questo comporta.

Unica grande assente, la cittadinanza a cui i lavoratori avevano rivolto un appello accorato a non lasciarli soli. I tempi forse non sono ancora maturi, ma è ormai il momento di una necessaria e indispensabile presa di coscienza da parte della città tutta, perché questo dissesto tocca, senza esclusione alcuna, ciascuno di noi.

Una volta arrivato davanti alla Stazione Ferroviaria, il corteo ha occupato simbolicamente il piazzale esterno e l’ingresso delle biglietterie, per poi proseguire il percorso passando davanti al Teatro Comunale, altro simbolo della crisi economica e culturale di questa città allo sbando. Ultima tappa del corteo è Piazza della Libertà, sede del Comune e della Prefettura. Giunti sotto Palazzo Rosso, i lavoratori hanno tentato di entrare in Comune, per esprimere ancora una volta il proprio dissenso alle decisioni dell’Amministrazione. L’ingresso presidiato da Digos, Carabineri e Polizia non li ha intimoriti: hanno sfondato il cordone di polizia e in alcune decine sono entrati nel cortile. Immediatamente il cordone si è ricomposto ed ha impedito agli altri manifestanti di raggiungere le prime file. Contestualmente, da un lato del Comune si è materializzata la Celere in antisommossa.

Una dimostrazione di forza gratuita, che oltrepassa il limite del patetico oltre che del buonsenso, nei confronti di chi sta lottando unicamente per il proprio sacrosanto diritto al lavoro e ad un’esistenza dignitosa. Di fronte alla rabbia che si mischia alla disperazione, pur non trasformandosi mai in rassegnazione, di fronte alla determinazione che si mischia alla paura, ma che non diventa resa, di fronte a tutto questo le Istituzioni fanno vedere la faccia brutta e bruta del potere. Dimostrando, semplicemente, di essere asservite alla logica del calcolo e mai capaci di provare umana pietas nei confronti di chi vessano con i propri calcoli.

Dopo qualche attimo di tensione, il lungo corteo si è allontanato da Palazzo Rosso e si è concluso oltre l’una davanti alla Prefettura, con una serie di interventi al microfono di diversi rappresentanti dei lavoratori.

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Leggi il volantino degli Studenti in Movimento verso lo sciopero:

 

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