Niente di nuovo sul fronte comunale: poche sorprese, tanta indignazione


Alcuni giorni fa abbiamo, nostro malgrado, avuto l’occasione di leggere un’esaustiva intervista all’Assessore alla programmazione finanziaria di Alessandria, Matteo Ferraris, comparsa su un quotidiano online locale. Intervista sulla quale non possiamo risparmiarci dal prendere parola, non tanto per essere stati direttamente chiamati in causa, quanto per la quantità di dichiarazioni odiose e inaccettabili riguardanti il futuro della nostra città, una città allo stremo, i cui cittadini continuano a pagare per le scelte scellerate delle amministrazioni che si sono succedute alla sua guida (nessuna esclusa).

Non è certo leggendo quest’intervista che abbiamo appreso che la giunta comunale ha scelto la strada della macelleria sociale, della svendita del patrimonio pubblico, della chiusura, senza alternative o ammortizzatori sociali, dei servizi essenziali di Alessandria: era già emerso dalle scelte politiche e economiche attuate dal sindaco e dalla sua squadra. Una squadra che somiglia sempre più alle schiere di tecnici che tanto vanno di moda ora in questo paese e che invece si era presentata come amica della cittadinanza e paladina della giustizia sociale.

Quello che ci ha realmente stupito e indignato è stata la leggerezza con la quale Ferraris parla di licenziamenti di massa, chiusura e smantellamento di servizi e spazi pubblici: uno degli esempi peggiori di politica, come lo stesso assessore ama chiamarla, attuata “dall’alto”, che considera la vita di migliaia di lavoratori, di migliaia di famiglie, come problemi che pesano su un bilancio, come rami secchi che vanno eliminati.

Ci indigna e ci disgusta la soddisfazione e il coinvolgimento con i quali ci si riferisce a gare e bandi, mentre si riservano parole quasi di disprezzo per i posti di lavoro, per i cittadini in carne ed ossa a cui viene negata una qualsiasi prospettiva futura, per i servizi basilari che dovrebbero garantire agli alessandrini la possibilità di condurre una vita dignitosa.

Riguardo invece la considerazione che Ferraris riserva al Laboratorio Sociale non avevamo alcun dubbio: comprendiamo come uno spazio libero da logiche economiche e utilitaristiche, autogestito da diverse realtà su base volontaria e che si contrappone senza ambiguità alle istituzioni e al potere, venga ritenuto uno spazio “non propriamente aperto”. Su cosa pensiamo dell’opinione di Ferraris riguardo il Laboratorio non potremmo trovare parole migliori e più azzeccate di quelle usate da un nostro compagno di strada che, sull’onda di un disgusto che continua ad accomunarci (e siamo sicuri ci accomuni a molti altri), ha scritto alcuni pensieri riguardo l’intervista all’assessore, pensieri che invitiamo tutti a leggere, e che, siamo sicuri, faranno sorridere chi ha un quadro chiaro e lucido delle vicende che riguardano i luoghi in cui viviamo.

Vorremmo infine annunciare che siamo ansiosi di sapere se le mura del Laboratorio Sociale diverranno di proprietà dell’amministrazione: aspettiamo con entusiasmo, assieme alle centinaia di persone che ci danno quotidianamente il loro sostegno, il momento in cui il “problema Laboratorio” arriverà sulla scrivania dell’assessore Ferraris.

Per ora siamo felici di continuare la campagna di autofinanziamento del Laboratorio grazie alla quale stiamo incontrando vecchi e nuovi compagni di strada, amici che, dal mondo della musica a quello della cultura, hanno scelto di sostenere la meravigliosa esperienza nata all’interno di quello spazio: ieri sera centinaia di persone hanno partecipato a un’altra splendida serata che ci ha permesso di raccogliere altri 1.400 € con i quali provvederemo, insieme ai fondi raccolti durante l’ultima cena di autofinanziamento, a dotare gli spazi dell’ex caserma di un riscaldamento adeguato per proseguire le attività.

Invitiamo tutte le donne e tutti gli uomini che ancora credono che l’unica possibile risposta sociale a questa carneficina debba arrivare dal basso, ad attraversare il Laboratorio Sociale e a sostenere le attività che lo rendono vivo, mentre attendiamo fuori dalla porta coloro che pensano di poter calpestare esperienze reali e collettive come la nostra in nome di interessi economici e di mercato.

 

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