#12aprile, Di Vetta: “Protesta dura perché le politiche ci hanno tolto tutto”


Paolo Di Vetta, dei Movimenti per il diritto all’abitare, a RomaToday: “La scarsa partecipazione? E’ mancato il sindacalismo di base e conflittuale. Evidentemente 80 euro in più rendono più accettabili alcuni provvedimenti”.

Intervista di Ylenia Sina per RomaToday

 

“Un “assedio radicale” di fronte a dei provvedimenti”che a quanti sono senza casa e precari hanno tolto tutto”. Dopo gli scontri avvenuti nel corso della manifestazione di sabato dei movimenti, Paolo Di Vetta, leader dei Movimenti per il diritto all’abitare fa il punto della situazione sulla mobilitazione dei movimenti.


Può farci un bilancio sulla mobilitazione di sabato?

Il primo dato da mettere in evidenza è la forza dei Movimenti per il diritto all’abitare che hanno dato un grande contributo alla giornata di sabato sia in termini di partecipazione sia in termini qualitativi dentro a pratiche di conflitto molto dure. In secondo luogo andrebbe avanzata una valutazione positiva su come i movimenti sociali sono stati in grado di intrecciarsi dentro alla manifestazione. Infine farei una valutazione sulle pratiche messe in campo dalla manifestazione di sabato.

Ci sono stati degli scontri molto duri.
L’assedio radicale ai ministeri è legato alla pesantezza dei provvedimenti messi in campo dal governo Renzi sulla vita delle persone sia in tema di casa che in tema di lavoro. E l’articolo 5 del decreto Lupi, che criminalizza le occupazioni arrivando a togliere acqua, luce e possibilità di ottenere residenza, la dice lunga. Sulla differenza di numeri rispetto alla manifestazione del 19 ottobre non ci siamo soffermati. L’appuntamento di aprile è stato messo in agenda senza grandi eventi che lo sostenessero pur essendo un momento molto importante per dare forza ai vari percorsi di lotta che stanno insieme dentro a questo percorso anche in vista del vertice europeo di luglio sulla disoccupazione giovanile.

A proposito dei numeri. Pur essendo una giornata di protesta molto diversa, se dovessimo fare un paragone tra i numeri messi in campo il 15 ottobre del 2011 e quelli di sabato, passando per l’appuntamento del 19 ottobre, cosa è cambiato nell’opposizione sociale di questo paese?
Prima di tutto i numeri di sabato hanno risentito dello slittamento a luglio del vertice inizialmente previsto per la primavera. Inoltre è mancata la presenza del mondo del lavoro garantito, in particolare con il sindacalismo di base e conflittuale che aveva scioperato lo scorso 18 ottobre e poi manifestato in piazza il 19. Su questo punto c’è certamente la necessità di verificare i linguaggi e gli obiettivi in vista delle giornate di mobilitazione di luglio per capire se si può aprire un ragionamento comune più ampio non solo da punto di vista numerico ma anche delle parti sociali in campo. Probabilmente il cambio di passo del governo, da quello Letta a quello Renzi, che ha cambiato nomenclatura ad alcune disposizioni e promesso qualche soldo in più in busta paga, rende più accettabili alcuni provvedimenti. Il problema è che ci sono migliaia di persone completamente tagliate fuori da questo discorso, senza busta paga, garanzie né diritti. Dobbiamo evitare di dividere i percorsi di lotta.

Nessuna garanzia su casa e lavoro. Possiamo dire che scende in piazza chi è concretamente colpito dalla crisi e dai provvedimenti messi in campo?
Ci sono i migranti in prima fila per il diritto alla casa e al reddito. Seguono i senza casa, gli sfrattati ma anche tanti precari. Si aggiunge la frustrazione degli studenti che, dopo anni di studio, si accorgono che quello per cui hanno lavorato a lungo non servirà a nulla. Una frustrazione che si sta trasformando in rabbia. Quello che è sceso in piazza è un mondo irriducibile alla mediazione delle vecchie logiche politiche semplicemente perché gli è stato tolto tutto. In questo quadro non c’è spazio né per la simulazione del conflitto né per chi pensa di poter rappresentare queste realtà dentro all’ottica di una mediazione.

Dopo la manifestazione del 19 ottobre si era aperto un tavolo proprio con il ministro Lupi. Cosa è cambiato rispetto ad allora? Sembra sia stato fatto qualche passo indietro…
Il governo ha fatto un passo in avanti attaccando i movimenti per il diritto alla casa. Il decreto messo in campo non fornisce alcuna risposta per chi vive in emergenza abitativa. L’attacco alle occupazioni è scritto: faremo di tutto per opporci togliendo acqua, luce e residenza. Il decreto è stato pensato per far ripartire le costruzioni, non si parla di rigenerazione urbana e di sfitto, non si aiuta chi è sotto sfratto. Lupi ha fatto un disastro consapevole di farlo per difendere la proprietà privata, le banche e, incentivando l’edilizia agevolata, le cooperative di costruzioni.

La settimana è iniziata con occupazioni, sgomberi e un blitz molto discusso alla sede del gruppo capitolino del Pd. Qual è la situazione nella Capitale?
Il Pd è al governo e sostiene il decreto Lupi. Non è possibile che in tema di diritto alla casa non manifesti alcuna contraddizione interna quando invece dentro a questa città erano stati fatti alcuni passi importanti sul tema che tenevano contro della realtà di crisi. Il decreto Lupi arriva dall’alto e scompagina tutto. Il Pd romano, compreso il sindaco Marino e la sua amministrazione, si deve prendere la responsabilità di metterlo in pratica e produrre il disastro dentro alla città. Ci devono dire come stanno le cose. Se sono dalla parte degli sgomberi o se c’è spazio per un’interlocuzione. Il decreto fa saltare anche la delibera regionale sull’emergenza abitativa che parla di riutilizzo dell’esistente e riconosce le occupazioni. Il blitz in via delle Vergini serviva a chiedere chiarezza.

L’avete ottenuta?
Abbiamo avuto un’interlocuzione con alcuni esponenti che ci sono sembrati disponibili ad aprire una riflessione. Il punto è capire se questa apertura si trasforma in qualcosa di concreto. Entro il 29 maggio il decreto verrà convertito in legge. Continueremo a dare battaglia e a spingere per una soluzione reale.

Quali sono le prossime mobilitazioni?
A livello locale giovedì prossimo ci sarà una manifestazione indetta dal Coordinamento cittadino di lotta per la casa a Magliana con gli inquilini sotto sfratto delle case popolari e degli enti. Continueremo il 30 aprile con una assemblea nazionale sul decreto Lupi passando per una giornata di confronto a Firenze il 5 maggio con la rete Abitare nella crisi e la manifestazione del 17 maggio indetta dai movimenti per l’acqua pubblica e per i beni comuni. L’orizzonte di tutte queste iniziative è il vertice europeo sulla precarietà giovanile di Torino a cui ci presenteremo con la nostra composizione meticcia e precaria.

 

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