Si chiudono le porte di Via Verona, si apre una nuova stagione di lotta


Sono passati due mesi da quel primo Maggio in cui un centinaio di persone tra donne, uomini, anziani e bambini hanno affermato, aprendo la porta dell’ex sede della Banca d’Italia in Piazza della Libertà, che di fronte all’emergenza abitativa dilagante, al silenzio delle istituzioni e alla cattiva gestione degli edifici pubblici, l’unica strada percorribile è quella dell’autorganizzazione, della solidarietà e della condivisione. Dopo averne discusso in assemblee e incontri per lunghi mesi, le quindici famiglie organizzate insieme al Movimento per la Casa hanno deciso che non era più il tempo di aspettare le risposte dall’alto continuando a vivere la quotidianità degli sfratti e delle lettere degli ufficiali giudiziari, e che fosse invece arrivato il momento di smettere di subire ricatti in silenzio e tornare ad essere protagonisti delle proprie scelte e di rivendicare, insieme e con forza, il diritto all’abitare per tutti. L’occupazione della Banca d’Italia ha aperto le prime pagine dei giornali e dei siti d’informazione locali al tema della casa e alla situazione drammatica in cui vivono centinaia di famiglie in questa città, costringendo le istituzioni ad assumere la gravità del problema e a spendersi pubblicamente in questo senso. Quella sera siamo usciti dal palazzo occupato con l’impegno, da parte del sindaco, di intervenire per evitare l’esecuzione degli sfratti previsti nel mese di maggio, consapevoli che il problema non sarebbe stato risolto ma solo rimandato e soddisfatti per essere riusciti svegliare una città apparentemente addormentata e sorda.
Quando il 29 maggio la famiglia di Mohamed è stata cacciata di casa da un ufficiale di discutibile professionalità e da un avvocato particolarmente accanito, anche le scadenze per gli altri sfratti erano ormai vicine e l’urgenza di tornare ad agire era condivisa da tutti. Così il primo giugno l’ex caserma della Guardia di Finanza in Via Verona 7 è stata liberata dallo stato di abbandono in cui versava da almeno dieci anni e in pochi giorni ha ripreso vita.
Il grande merito di quest’azione, che ha incassato la solidarietà di gran parte degli alessandrini, non è stato esclusivamente quello di restituire una struttura meravigliosa e con potenzialità immense alla città, ma soprattutto quello di aver aperto il dibattito sul diritto alla casa nelle strade, nelle piazze, nei bar della città e sui quotidiani. Aprire il portone di via Verona 7 ha permesso di aprire uno squarcio nell’ Alessandria meticcia, antirazzista, ribelle. Infiniti sono stati i gesti complici e solidali che in centinaia hanno scambiato con gli occupanti in queste settimane.
Forse anche per questo le istituzioni si sono attivate da subito per trovare soluzioni per le quindici famiglie: dopo poco si è aperto un confronto con il Sindaco e l’assessore Cattaneo. Questi hanno proposto al Movimento per la casa di lasciare la struttura occupata per dare modo al Comune di rilevarla e renderla abitabile in alcuni mesi e si sono impegnati a trovare una soluzione alternativa per le famiglie in emergenza. Per far fronte agli sfratti imminenti che pendevano su dodici nuclei familiari (tre sono già senza casa) la giunta comunale si è spesa per trovare i fondi necessari ad arginare la morosità delle persone che hanno occupato l’ex caserma di Borgo Rovereto. Si è quindi creato un fondo (col contributo della Cassa di Risparmio) di circa ventimila euro, che servirà a coprire l’affitto delle famiglie di via Romera a Spinetta fino a gennaio 2015 (gli sfratti degli inquilini di Spinetta sono stati rimandati all’8 gennaio). La stessa soluzione si prospetta anche per le altre famiglie sotto sfratto, benchè i tempi burocratici si prevedano più lunghi. Per i nuclei già fuori casa invece, non sono state date risposte adeguate: questo martedì, durante la prossima assemblea del Movimento, si discuterà anche e soprattutto di questo.
Di fronte a queste condizioni abbiamo deciso di lasciare l’ex Caserma di via Verona, consapevoli di aver ottenuto una grande vittoria, a partire dalla riapertura di un dibattito serio e concreto sul problema dell’emergenza abitativa, fino ad arrivare alla creazione di un fondo per permettere alle famiglie di rimanere nelle proprie case. La decisione di lasciare lo stabile è arrivata dopo una lunga discussione, durante la quale sono anche stati considerati i costi e i tempi necessari a convertire gli spazi dell’edificio di via Verona in appartamenti. Oggi lasciamo questo splendido edificio con la forza e la sicurezza che ci consegna il camminare insieme, sapendo che la soluzione trovata fino ad ora non è che un primo passo a cui devono necessariamente seguirne altri e  con la serenità che nasce dal sapere che, se non si proseguirà sulla strada di un intervento istituzionale, gli edifici vuoti in città non mancano e ogni mese ha il suo primo giorno.

 

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