Occupazioni abitative di via Brodolini: una lotta senza resa


Continua l’occupazione nei palazzi di via Brodolini 50 e 54 in zona Cristo, ad Alessandria. Iniziata sabato 18 ottobre, la mobilitazione del Movimento per la Casa prende pian piano forma. Sono stati infatti aperti ed assegnati tutti e dodici gli alloggi alle altrettante famiglie occupanti, che convivono ormai da troppi mesi con l’assillante dramma degli sfratti esecutivi. Questa mattina è stato inaugurato ufficialmente il trasloco collettivo nei nuovi appartamenti, per sistemare, ripulire e rendere la struttura abitabile immediatamente; come del resto sono immediate le necessità delle famiglie. Alcune di esse hanno in programma per il mese di novembre gli sfratti esecutivi, con tanto di disponibilità delle forze dell’ordine. In questi mesi il Movimento per la Casa  ha più volte sollecitato interventi strutturali da parte delle Istituzioni competenti, Comune ed ATC in primis: nulla però, ad oggi, è stato proposto nè tanto meno realizzato. Così tra camion e furgoni in arrivo carichi di letti, divani, cucine, vestiti, bimbi che per ovviare alla noia giocano e si rincorrono, i mariti che danno il bianco e le mogli che organizzano gli spazi, la casa tanto sognata sta finalmente diventando una realtà concreta. L’assemblea del Movimento riunita ha deciso che il tempo di aspettare i tempi della politica è terminato, che le prese in giro  in questo anno di lotta sono state fin troppe e che l’unica via per affermare i propri diritti è l’autoorganizzazione in basso a sinistra. Al momento non ci sono stati contatti con nessuna Istituzione cittadina. E’ costante invece il passaggio di polizia, carabinieri e agenti della Digos. Il clima resta sereno e l’opzione di sgombero sembra per ora lontana. Con lo stesso rispetto e la stessa timidezza con cui famiglie ed attivisti si sono presentati al quartiere, il quartiere sta iniziando a dimostrare solidarietà verso un gesto considerato legittimo: le lunghe notti di presidio di fronte ai palazzi occupati vengono scaldate da thè e biscotti, portati in omaggio al Movimento dai vicini residenti, attraverso un gesto prima di tutto complice ed umano. Alle occhiate perplesse e talvolta spaventate, si sostituiscono cenni di saluto ed intesa e frasi semplici che  racchiudono in sè molto di più. Questa volta si può davvero dire: “Casa dolce Casa!”.

Ciò su cui vogliamo soffermarci in questa sede però non è esclusivamente lo stato di avanzamento dei lavori e delle migliorie apportate da parte di attivisti e famiglie apparteneti al Movimento per la Casa negli alloggi di Via Brodolini, quanto aprire un dibattito pubblico in città sul dramma dell’emergenza abitativa e sulle condizioni di questi palazzi, su come li abbiamo trovati quando sabato in una cinquantina di persono abbiamo sfondato il muro del silenzio e liberato due spazi vuoti da oltre dieci anni. Entrando in queste strutture ci siamo trovati davanti una situazione eccezzionale, di stanze e bagni in ordine, senza grossi lavori da fare, se non quelli necessari per ridare vigore ad appartamenti lasciati vuoti per troppo tempo; con una mano o due di bianco ed il montaggio della cucina, una volta allacciate le utenze gli alloggi saranno pronti. Nel contempo, tuttavia,  in tutti noi è iniziata a motare una rabbia ancora più  forte di quella che già sentivamo, per l’assenza delle istituzioni e della politica in un tempo in cui è impossibile per milioni di persone in Italia arrivare alla fine del mese, pagare un affitto e mangiare due volte al giorno. Mentre il problema del Governo resta quello di abolire l’articolo 18, smantellare i diritti sociali, finanziare le grandi opere inutili e dare la paghetta di ottanta euro per andare a mangiare la pizza un sabato sera al mese, quotidianamente migliaia di famiglie finiscono in mezzo ad una strada, restano senza lavoro e senza prospettive, vengono umiliate dalla crisi economica, sfruttate da datori di lavoro e forme contrattuali (quando esistono) senza scrupoli. Eravamo a conoscenza di interi palazzi vuoti (di edilizia popolare e non) ed in questi mesi lo abbiamo ampiamente dimostrato. Attraverso le inchieste alcuni giornali avevano segnalato quali fossero le condizioni degli alloggi di via Gandolfi o di quelli vicini alla stazione ferroviaria, tra i tanti inutilizzati in città. Eravamo a conoscenza che in molti casi sarebbero serviti alcuni mesi di lavoro per sopperire all’incuria da parte della classe dirigente alessandrina. Eravamo a conoscenza, con molta sorpresa e gioia, del fatto che tantissime famiglie avessero  deciso di smetterla di elemosinare soluzioni e di delegare alla politica di turno, sfondando porte e riappropriandosi di diritti che dovrebbero essere garantiti per tutti, italiani, migranti, rifugiati. Non eravamo a conscenza delle condizioni degli alloggi di proprietà del Demanio Militare,  quelli che abbiamo occupato sabato pomeriggio. Non sapevamo che in Alessandria ci fossero palazzi vuoti, con strutture agibili ed immediatamente utilizzabili. Comune ed ATC continuavano e continuano a sotenere che mancano le case, che non ci sono soldi per ristrutturarle, non ci sono progetti e mancano suluzioni. Buttati giù dalle poltrone che avidamente tengono strette con le unghie e con i denti, dalle occupazioni di Banca d’Italia ed ex Caserma della GdF, dall’irruzione piena di rabbia e sgomento a Palazzo Rosso a metà settembre, non si sono nemmeno preoccupati di porre un argine alle figure indecenti che continuano a fare e alla totale mancanza di capacità e volontà che ogni giorno che passa dimostrano. Per anni le famiglie organizzate con il Movimento per la Casa, come moltissime altre in città, hanno presentato e ripresentato innumerevoli richieste per un alloggio popolare o di emergenze, sono stati rimbalzati da un uffico all’altro senza avere risposte, se non la solita litania: “non ci sono case”. Le uniche dichiarazioni che sentiamo, da qualsiasi parte arrivino, che si tratti di comune, ATC, partiti, sindacati, associazioni, sono che il dramma abitativo sia una piaga della nostra società, che siano condivisibili le ragioni che muovono movimenti come il nostro a spingersi dentro l’illegalità per farsi sentire dalle isituzioni, ma che l’occupazione è un reato, che tanto così non si risolve niente, che passiamo davanti alle tante brave persone che sono in lista d’attesa da anni; nei casi peggiori alcuni rincarano la dose, chiedendo l’intervento delle forze dell’ordine per ristabilire la legalità e degli assistenti sociali per togliere i bambini alle famiglie. La domanda che ci sogre spontanea è se sia in atto una guerra alla povertà, una divisione della società basata sul reddito e sulla ricchezza a discapito dei più deboli, degli ultimi. Siamo stanchi, siamo incazzati, non abbiamo più voglia nè tempo di attendere risposte che mai sono arrivate e mai arriveranno. L’unico reato è quello di lasciare vuoti appartamenti pronti ed in ottimo stato. L’illegalità, se non l’infamia, è quella di rispondere a persone che non sanno dove far dormire e crescere i propri figli che case non ce ne sono. Il percorso di lotta e di autorganizzazione del Movimento per la Casa è iniziato lo scorso novembre in un crescendo costante di mobilitazioni. Dopo alcuni tentativi, finalmente abbiamo trovato le case adatte a soddisfare i nostri sogni, quelli di un tetto sopra la testa e di una vita dignitosa. Pensiamo che sia giusto che chi occupa, chi lotta, chi resiste agli sfratti ed alla violenza della crisi economica, sia privilegiato, perchè ha deciso di alzare la testa. Lasciamo ad altri le missioni caritatevoli, le elemosine, noi siamo nati per camminare sopra le teste dei re e celebrare la loro nudità! Dovremmo andare sotto i palazzi di chi governa questa città e questo Paese e ribaltarli, non solo fare occupazioni simboliche con qualche fumogeno. Ma la loro nullità, la loro incapacità ha raggiunto livelli tali da dimostrare quanto siano energie sprecate. Sabato abbiamo fatto un’altra scelta, quella di iniziare a costruire una società diversa in divenire, dove i diritti, la solidarietà, le relazioni sociali siano la spinta propulsiva verso un futuro degno. Le case ci sono, le famiglie pure, la soluzione è finalmente definitva. Non abbiamo la sfera di cristallo e non sappaimo dire con certezza come si evolverà la situazione. Sappiamo però che il nostro odio verso l’ingiustizia ed il nostro amore per la dignità di ogni persona ci permetteranno di superare ogni ostacolo, tutti insieme, come abbiamo sempre fatto. Se le istituzioni provvederanno a regolarizzare le occupazioni, saremo ben felici di accogliere proposte ragionevoli, sapendo che da qui non usciremo mai. Siamo allo stesso modo pronti e sereni nell’affrontare tutte le situazioni, che si tratti di resistere al vuoto enorme ed insanabile della politica come allo sgombero coatto da parte delle forze di polizia, perchè abbiamo ragione e tutte le persone con un minimo di sale in zucca lo sanno. Occupammo a maggio e con intelligenza evitammo lo sgombero imminente, ci riprovammo a giugno e dopo un mese valutammo che forse uno spiraglio per una soluzione istituzionale si apriva; dalla necessità abbiamo dimostrato sabato scorso che le possibilità, a cercare bene, esistono, basta non arrendersi e questa sarà l’unica cosa che non faremo mai. Possiamo cambiare strategia, modalità, intensità ma alla fine vinceremo noi. Saranno la tenacia e la determinazione di tutte le donne, i bambini, gli uomini ed i ragazzi del Movimento per la Casa dimostrati in questi mesi a trionfare sull’ingiustizia. La soluzione, come era prevedibile l’abbiamo trovata noi e questo è storia. Potranno mistificare la realtà attraverso i giornali ed infangarci con le loro dichiarazioni ma una cosa è certa, non ci sconfiggeranno mai.

Il Movimento per la Casa

Galleria fotografica dell’inizio dei traslochi

Galleria fotografica dell’occupazione

 

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