Morti per amianto: il problema non è (solo) Schmidheiny


Ieri mattina si è tenuta l’udienza preliminare al Tribunale di Torino per quello che viene comunemente definito dalla stampa come “processo Eternit bis” ma che forse sarebbe più opportuno declinare come “processo Schmidheiny” dal momento che la grande battaglia penale (e politica) contro i responsabili della strage dei lavoratori dell’amianto (e dei loro famigliari) non può ridursi al perseguimento penale di una persona fisica ma interroga un più generale modello di sviluppo, una cultura necrogena del Lavoro, compiacenze, responsabilità istituzionali e il rifiuto radicato di porre le domande più radicali e più scomode: quante e quali sono le vittime sacrificate sull’altare dello sviluppo capitalistico? La lotta per una giusta retribuzione del Lavoro può fare a meno di una parallela battaglia contro le nocività del Lavoro? Quanto si può sacrificare al mito della “crescita” economica?

Domande tutt’altro che oziose in un’epoca scandita dalle retoriche ultra-liberiste che in nome di una impossibile “uscita dalla crisi” secernono riforme del lavoro che chiedono più competizione e più lavoro con minor salario e tagliano sulla sicuerezza; o con decreti come lo Sblocca-Italia che si apprestano ad aggredire quel che resta del patrimonio naturale in nome di una politica economica votata al più becero estrattivismo, con tutte le possibili conseguenze in termini di inquinamento e peggioramento della salute pubblica.

Il commento di Luca, dell’associazione “Voci della memoria” di Casale Monefrrato

da: radioblackout.org

 

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