A carte scoperte: le storie delle famiglie occupanti di Corso Acqui 289


Sono ormai passati quindici giorni dall’occupazione delle tre palazzine di Corso Acqui 289 al quartiere Cristo e l’argomento continua a tenere banco sulla stampa locale. Dopo la presa di posizione del Comune di Alessandria e delle associazioni “dell’osservatorio sociale” a cui abbiamo prontamente risposto, abbiamo letto una nuova intervista durissima del Sindaco Rita Rossa che dalle colonne de “La Stampa” ha ribadito la richiesta di sgombero. La vulgata della rappresentanza politica continua nel voler alimentare una vera e propria guerra fra poveri, mettendo in contrapposizione le famiglie all’interno della graduatoria dell’emergenza abitativa con quelle che hanno deciso di occupare le palazzine di Corso Acqui. In maniera neppure troppo velata si vuole cercare di mettere in discussione la reale situazione di precarietà abitativa di chi stanco di chiedere le elemosina alla classe politica ha deciso di mettersi in gioco e lottare per riconquistare i propri diritti.

Per questa ragione abbiamo deciso che fosse giunto il momento di presentare in maniera sintetica le dodici famiglie così che ognuno possa fare le proprie valutazioni e prendere di conseguenza le decisioni più opportune. E’ tutto vero, solo i nomi sono inventati per ovvie ragioni di privacy.

C’è Paola, una madre sola con due figli adolescenti a carico di cui uno è un disabile in carrozzina, per lei era fissato lo sfratto esecutivo per morosità incolpevole il 17 giugno. Il suo vicino di casa è Karim, disoccupato, invalido al 67% con due protesi d’anca e diabetico. Vive con la moglie disoccupata e tre bambini con meno di dieci anni, è inserito nella graduatoria delle case popolari e in quella dell’emergenza abitativa, la loro sistemazione abitativa precedente era una casa occupata che si trovava in uno stato a dir poco disastroso. Sopra di loro abitano Francesca, il suo compagno e i loro due bambini di 5 e 14 anni. Entrambi sono disoccupati e sono stati sfrattati a dicembre del 2014. I loro vicini di pianerottolo sono Alina, disoccupata e il suo compagno che fa piccoli lavoretti in nero come giardiniere. Dopo lo sfratto anche loro avevano trovato sistemazione in una delle tante case dell’ATC vuote ma la situazione dell’abitazione era invivibile. La bellissima notizia è che presto saranno in tre perché sta per nascere il loro primo figlio.

Nella seconda palazzina abitano Marta, disoccupata e il suo compagno che svolge lavori saltuari quando riesce a trovarli. Con loro vive la loro bellissima bambina di due mesi. Vivevano ospiti di amici. I loro vicini sono Mohammed, la moglie e due bambini di 2 e 4 anni. Entrambi sono disoccupati e vivevano in un alloggio definito dall’ASL insalubre. Nonostante questo per loro era programmato lo sfratto esecutivo il 16 giugno e sono iscritti sia nella graduatoria delle case popolari che in quella dell’emergenza abitativa. Al secondo piano abita Giovanni che lavora senza contratto, sua moglie disoccupata e i loro tre figli di 14, 11 e 4 anni. Vivevano in un buco in condizioni igienico sanitarie spaventose. Il loro padrone di casa, uno dei tanti squallidi personaggi che affittano case fatiscenti senza contratto, ha deciso di cacciarli di casa. I loro vicini sono Said e sua moglie entrambi disoccupati e con loro vive la loro figlia di 15 anni. Sono stati sfrattati a dicembre del 2014 e sono in lista sia nella graduatoria delle case popolari che in quella dell’emergenza abitativa.

Nella terza palazzina vive Abu, socio lavoratore di una cooperativa. Con lui la moglie e tre figli piccoli, il minore di tre mesi. Sono stati sfrattati a novembre del 2014 e sono inseriti sia nella graduatoria delle case popolari che in quella dell’emergenza abitativa. I loro vicini sono Katia che presto partorirà e il marito disoccupato. Sfrattati per finita locazione grazie ad uno dei tanti regali fatto recentemente dal Governo Renzi, sono iscritti in entrambe le graduatorie delle case popolari e dell’emergenza abitativa. Al piano di sopra abitano Valerio, un giovane ragazzo di 19 anni insieme alla mamma e alla sorella. Vivevano in un minuscolo appartamento insieme ad altre due famiglie. Per quell’aguzzino del proprietario di casa era normale affittare senza contratto un singolo appartamento a tre famiglie diverse con affitti insostenibili. In questi casi non sentiamo mai alzarsi il coro di indignazione per il mancato rispetto della legalità. I loro vicini di casa sono Andrei e la sua compagna entrambi disoccupati. Impossibile vivere insieme e pagare un affitto nella loro situazione.

Questo è il quadro, quello di dodici famiglie normali come tante altre, messe in ginocchio da una crisi economica e sociale devastante. Famiglie di quattro nazionalità diverse: italiane, albanesi, marocchine e rumene. All’interno delle tre palazzine vivono complessivamente 41 persone e fra queste vi sono 16 minori e due donne incinte.

Noi non abbiamo grandi certezze nella vita ma almeno una l’abbiamo ferrea. Se qualcuno è così irresponsabile da voler attuare uno sgombero queste famiglie non verranno mai lasciate sole. Se qualcuno vuole soffiare sulla brace del conflitto sociale tutti sanno che quello è il terreno che noi preferiamo.

Ognuno faccia il suo gioco, possibilmente a carte scoperte e senza colpi bassi. Noi mettiamo a disposizione due mani, quella destra con un ramoscello d’ulivo e quella sinistra pronta a rispondere colpo su colpo. L’altra guancia? Chiedete a qualcun altro di porgerla.

Dalle occupazioni di Corso Acqui 289

Movimento per la Casa

P.S: se il grande problema dell’amministrazione comunale di Alessandria davanti al dramma dell’emergenza abitativa sono le palazzine di corso Acqui ci permettiamo di consigliare 12 appartamenti vuoti pronti per essere abitati. Otto si trovano presso la ex sede della Banca d’Italia e 4 in una struttura come via Brodolini di proprietà del demanio militare che il Comune conosce bene.

 

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