Bloccare gli sfratti, assegnare le case popolari a chi le abita


Il freddo è sempre più clemente e lascia lentamente spazio ad un caldo sole primaverile, al contrario ATC e le scellerate scelte politiche riguardo la critica situazione abitativa alessandrina non compiono alcun passo in avanti.

L’infame pratica dello sfratto rimane l’unica utilizzata al fine di ristabilire l’ordine all’interno dei complessi di palazzine popolari di Alessandria.

In un recente articolo uscito il 29 Febbraio su Alessandria News si parla di “livelli di efficienza maggiori” nell’affrontare la questione dell’abitare nell’anno corrente rispetto al 2015, ma di quale efficienza si sta parlando? L’aumento del numero degli sfratti è efficienza?

L’efficienza ignobile di cui si vantano l’Agenzia territoriale per la casa ed il terzo settore, con San Benedetto in prima linea, è quella che lascia famiglie e bambini senza una casa, senza la possibilità di avere una vita ed un futuro accettabili.

Questa è una situazione che non può continuare ad essere gestita come emergenziale; il problema abitativo, strettamente legato a quello del reddito, sono fenomeni che affliggono da anni una fascia sempre più ampia di popolazione costringendo le persone anche a mettere in atto pratiche illegali necessarie a garantire a se stessi ed ai propri cari quei diritti fondamentali che dovrebbero essere tutelati e sono invece quotidianamente calpestati.

Efficienza sarebbe una seria soluzione politica che tramite una sanatoria assegni gli alloggi lasciati vuoti per anni da ATC alle famiglie che li hanno occupati, ristrutturati e resi vivi, permettendo alle persone di mantenere dignità e garantire un futuro ai propri figli che non sia fatto solo di stenti e difficoltà.

Questa mattina erano due gli appuntamenti che attendevano il Movimento per la Casa: due sfratti previsti al Villaggio Profughi, un quartiere in cui molti alloggi abbandonati e dimenticati dall’Atc oggi sono abitati da famiglie stanche di aspettare i tempi biblici delle graduatorie di assegnazione. La prossimità dei due appartamenti in questione ha consentito al Movimento di costituire un unico nutrito blocco che si è dimostrato attivo e coeso riuscendo così ad ottenere senza difficoltà un rinvio di sei mesi per la famiglia di Davide. Per quanto riguarda il secondo sfratto, invece, l’architetto dell’Atc ha immediatamente dichiarato che la Prefettura avrebbe disposto la forza pubblica e che l’intero mobilio dell’appartamento sarebbe stato pignorato. A questa notizia gli attivisti del movimento hanno reagito con fermezza, decisi ad impedire a qualsiasi costo lo sgombero dell’alloggio di Monica e di suo marito Mohamed.

Rientrato l’ordine dell’utilizzo della forza pubblica arrivato dalla Questura, grazie alla mediazione del Movimento per la Casa si è riusciti a far comprendere l’impossibilità nel portare a termine lo sfratto e si è ottenuto un rinvio fino al 7 settembre, data in cui il Movimento sarà nuovamente in strada, pronto a difendere i diritti degli ultimi, di chi – a causa di condizioni economiche difficile e della mancanza di alternative – viene considerato un delinquente con la sola accusa di aver alzato la testa e di aver scelto di riconquistare dal basso una casa in cui vivere.

 

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