Bloccato l’ennesimo sfratto. Le chiacchiere del Comune stanno a zero


Questa mattina circa trenta persone si sono date appuntamento in Corso Acqui, di fianco ai 12 appartamenti occupati la scorsa primavera dal Movimento per la Casa, per andare a bloccare lo sfratto di Rachida e della sua famiglia in Via Vecchia Torino. Rachida, che vive insieme al marito disoccupato e a due bambine piccole, ha perso il lavoro un anno fa e da allora ha smesso di pagare l’affitto, scegliendo di usare i pochi risparmi per sfamare e vestire le proprie figlie. Quello di oggi era il secondo passaggio dell’ufficiale giudiziario, che già a metà Febbraio aveva tentato, insieme ad una irascibile e nervosa proprietaria, di cacciare la famiglia e rientrare in possesso dell’immobile. La proroga era stata ottenuta grazie alla millantata presa in carico della situazione da parte del Comune che, tramite l’intervento di Fabio Scaltritti, della Comunità di San Benedetto, prometteva soluzioni concrete e l’assegnazione di una casa d’emergenza, per cui Rachida ha fatto richiesta diversi mesi fa. La Comunità di San Benedetto da parecchio tempo tenta di impersonare il “volto buono” di un Comune che continua ad affrontare la questione abitativa a suon di sfratti e sgomberi, cercando tamponi, accusando gli occupanti di alloggi Atc di essere la causa di ogni male o, più semplicemente, voltandosi dall’altra parte e fingendo di non vedere le centinaia di famiglie che non riescono più a sostenere i prezzi di affitti e bollette. Incapace di trovare risposte reali e di gestire come dovrebbe il proprio patrimonio immobiliare, la giunta comunale manda avanti il fantomatico Tavolo per l’Emergenza Abitativa che, lungi dal trovare alternative valide, propone sistemazioni temporanee che non risolvono la situazione ma si limitano a privare le persone della propria dignità. Anche nel caso di Rachida le cose non sono andate diversamente e, a Febbraio come oggi, l’unica proposta tangibile avanzata riguarda lo smembramento del nucleo famigliare e il trasferimento di mamma e bambine nel dormitorio femminile. L’offerta è stata ovviamente declinata dalla famiglia che, insieme al Movimento, ha rifiutato di lasciare l’alloggio in cui vive prima di vedersi assegnata un’altra casa. Di fronte alla determinazione delle famiglie del Movimento ed all’ottusità dell’anziana proprietaria incapace di comprendere le difficoltà di Rachida, Scaltritti ha rinnovato la fumosa promessa dell’imminente assegnazione di una casa per Rachida e la sua famiglia. Intanto, grazie all’interposizione degli uomini e delle donne del Movimento per la Casa, il rinvio è stato concesso, dopo lunghe ed estenuanti trattative, fino al 28 Aprile; con tanta speranza ma poca convinzione si aspetterà l’arrivo della nuova casa per Rachida e la sua famiglia, consapevoli che, comunque vadano le cose, nessuno rimarrà in mezzo ad una strada e, se non saranno state trovate soluzioni alternative, saranno in tanti, quel giorno, a difendere il diritto di tutti e tutte ad avere un tetto sopra la testa.

La scelta fra pagare un affitto e fare la spesa è una scelta ad una sola direzione: la casa è un diritto, è dignità, è vita!

Chiunque abbia problemi legati all’abitare, come sfratti, sgomberi imminenti o pignoramenti, può rivolgersi allo Sportello per il Diritto all’Abitare, attivo tutti i Martedì dalle 18:00 alle 21:30 presso il Laboratorio Sociale di via Piave 63.

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