Rinviato a Ottobre un altro sfratto da alloggio Atc


Questa non era una mattina come le altre per Brahim e la sua famiglia, occupanti per necessità di un’appartamento ATC in via Gandolfi ad Alessandria. Attendevano con preoccupazione l’arrivo dell’ufficiale giudiziario e dell’architetto ATC per l’esecuzione dello sfratto, ma insieme a loro si sono riunite decine di attivisti del Movimento per la Casa e numerose persone solidali delle palazzine adiacenti, in un clima di sostegno ed appoggio da parte di chi vive, come Brahim, una vita precaria, fatta di preoccupazioni ed incertezza, alla ricerca di un lavoro stabile che garantisca a tutta la famiglia ed in particolare a sua figlia un po’ di tranquillità.

Una serenità e una tranquillità che certamente non aleggia negli uffici ATC in questo periodo; è della scorsa settimana la notizia della sparizione di ben due milioni di euro dalle casse dell’Agenzia alessandrina nel periodo tra il 2006 e il 2008; due milioni che sarebbero potuti essere utilizzati per la sistemazione di appartamenti popolari fatiscenti e lasciati sfitti e per assegnazione di questi ultimi a chi si trova in condizione di difficoltà ed emergenza abitativa.

Forse è una coincidenza l’assenza immotivata di questa mattina dell’architetto ATC: l’unica presenza istituzionale è stata quella dell’ufficiale giudiziario che ha concesso un lungo rinvio alla famiglia di Brahim, che vedrà il prossimo passaggio il 31 ottobre 2016; oltre all’assenza fisica di un rappresentate dell’Agenzia è ironica l’assenza di comunicazione tra coloro che svolgono l’infame ruolo di effettuare gli sfratti: l’ufficiale giudiziario ha dovuto infatti attendere la comunicazione dell’effettiva non presenza di ATC per l’intera mattinata e il consenso a procedere concedendo un rinvio.

L’unica cosa che continua ad essere chiara in questa generale confusione, è che l’assegnazione di alloggi popolari effettuata con il contagocce e le lunghe attese di chi si trova in graduatoria da anni hanno causato la triste e ben nota situazione per cui alcune famiglie si sono trovate obbligate ad occupare, ad appropriarsi con la forza di un proprio legittimo diritto non riconosciuto e anzi trascurato a causa di sprechi e di misteriose sparizioni di denaro da parte di chi dovrebbe occuparsi di sostenere e tutelare il diritto ad una casa e ad una vita degna.

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