C’erano una volta diritti inalienabili. Quando una storia ha un doppio fine


L’aria di campagna elettorale inizia a respirarsi su ogni pagina della cosiddetta “informazione” alessandrina; così il miasma elettorale viene ieri sera condensato dai pennivendoli al soldo del PD-padrone in un articolo carico di retorica,  in cui si sbandiera drammaticamente l’eroismo dei servizi sociali di Alessandria e la determinazione del Comune, elevando le istituzioni in toto a salvatori della vita di un uomo sfortunato, costretto dai casi della vita,  a vivere per mesi su una panchina pubblica ormai meta di pellegrinaggio.
Ebbene, tralasciando l’ovvietà di una riflessione sul racconto a tinte sgargianti del lieto fine con l’assegnazione di un alloggio popolare, evento che al giorno d’oggi rappresenta lo straordinario ma che a ben vedere dovrebbe essere un servizio rivolto alle persone più deboli in difficoltà, in quanto rappresenta l’epifania di un diritto inalienabile: quello di ogni individuo ad avere una casa in cui condurre una vita dignitosa; ci limitiamo a fare presente che coloro i quali si incensano a salvatori, a risolutori dell’emergenza abitativa in campagna elettorale, sono gli stessi che per anni hanno abbandonato centinaia di famiglie a loro stesse nel limbo di graduatorie ATC immobili.
Sono i medesimi individui che si eccitano invocando sgomberi nei confronti di quelle stesse famiglie lasciate senza alternative: uomini, donne e bambini che, autorganizzatisi, hanno deciso di non svendere la loro dignità e occupare un alloggio vuoto, spesso in condizioni pietose, rimboccandosi le maniche e ristrutturandoselo.
Essi sono coloro che per tutta la durata del mandato elettorale hanno costantemente inneggiato alla legalità sfrattando decine di famiglie colpevoli di non avere i mezzi economici per pagare un affitto, smembrandone i nuclei, senza nessun rispetto per il profondo legame tra bambini e genitori.
Ecco, questi elementi, questi signori e signore che operano in sinergia con ridicoli scribacchini al loro servizio, barattando la dignità di un uomo con poche righe di squallida cronaca votata alla caccia di voti, sappiano che nella lotta per la casa si trova la vera risposta alla loro retorica melensa e funzionale, ai loro gesti pietisti e sbattuti in prima pagina a fini elettorali.
Che nella dignità di chi lotta, nonostante sia stato dimenticato per anni dalle istituzioni, è riposta l’immensa onestà della scelta di non piegarsi alle logiche di una politica colpevolmente povera di contenuti, ridotta a praticare squallidi opportunismi per racimolare qualche voto, salvo poi alimentare il meccanismo della carneficina sociale una volta conclamate le proprie posizioni di palazzo.

Movimento per la Casa

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