Il Governo accelera sul deposito nucleare nazionale. Una nuova Scanzano in arrivo?


L’incubo nucleare non è ancora finito. Non sono bastati i due referendum del 1987 e del 2011 per chiudere la partita. Se infatti la volontà degli italiani si è espressa chiaramente per la cessazione della produzione di energia nucleare, rimane ancora sul tavolo il grande problema della gestione delle scorie nucleari. Stiamo parlando di 90.000 metri cubi di rifiuti nucleari (sommando i presenti a quelli che dovranno rientrare dall’estero dopo il riprocessamento e a quelli che si stima verranno prodotti in campo sanitario) di cui 15.000 catalogati ad alta radioattività che necessitano di un tempo da migliaia a centinaia di migliaia di anni per perdere la loro carica radioattiva. Attualmente il 95% di tutti questi rifiuti si trovano in Piemonte fra Saluggia, Trino Vercellese, Tortona e Bosco Marengo e la Sogin, la società dello Stato italiano responsabile dello smantellamento degli impianti nucleari italiani e della gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi prodotti dalle attività industriali, di ricerca e di medicina nucleare sta provvedendo alla costruzione di depositi temporanei nei siti dove attualmente si trovano le scorie nucleari. Una soluzione tampone e temporanea (come suggerito dallo stesso nome) in attesa che venga individuato il deposito unico nazionale. Un primo tentativo venne fatto dal Governo Berlusconi nel 2003 con l’individuazione del sito di Scanzano Jonico in Basilicata. Seguì la sacrosanta rivolta della comunità locale ed il Governo fu costretto ad una rapida retromarcia.

Si sa che laddove ha fallito Berlusconi ci ha puntualmente riprovato Matteo Renzi imprimendo una accelerata alla pratica che stava prendendo polvere in qualche cassetto. Così Il 4 giugno 2014 l’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, ha pubblicato la Guida Tecnica n. 29, contenente 28 criteri per individuare le aree idonee ad ospitare il Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi. Prendiamo in prestito un video della stessa Sogin che si trova sul sito del deposito nazionale.

Sogin si è quindi occupata di elaborare la CNAPI (carta nazionale delle aree potenzialmente idonee) e l’ha consegnata il 2 gennaio 2015 all’ISPRA affinché verificasse che l’individuazione dei siti potenziali fosse stata fatta rispettando i criteri previsti dalla Guida Tecnica n.29. Da allora la CNAPI è stata secretata dal Governo per la paura dell’effetto Scanzano Jonico e solo recentemente il Ministro Calenda ha annunciato che verrà resa pubblica entro la fine di quest’anno al termine della VAS (valutazione ambientale strategica). Proprio nei giorni scorsi è scaduto il termine per la presentazione delle osservazioni da parte dei cittadini, un campo su cui ha deciso di prodigarsi Legambiente con l’organizzazione di alcune assemblee, fra cui una a Bosco Marengo, e la presentazione di osservazioni firmate da decine di cittadini. Le associazioni ambientaliste storiche hanno posizioni differenti sull’argomento del deposito unico nazionale. Se Legambiente è favorevole all’individuazione del sito e contraria alla realizzazione dei depositi temporanei, Greenpeace considera l’operazione poco credibile, è scettica sull’individuazione del deposito unico nazionale e vede come un passo in avanti per la messa in sicurezza delle scorie la costruzione dei depositi temporanei.

La verità è che nessuna soluzione prospettata è quella definitiva considerato che per le scorie ad alta radioattività si continua a brancolare nel buio dopo il fallimento negli Usa del progetto di costruzione del deposito nazionale a Yucca Mountain. L’unico tentativo sul campo rimane quello finlandese ma il termine dei lavori per poter accogliere i rifiuti ad alta radioattività è previsto per il 2100.

 

Il cuore del problema è tutto qui, considerato che il deposito unico nazionale voluto dal Governo Italiano sarebbe un deposito di superficie che dovrebbe ospitare anche i rifiuti ad alta radioattività per un tempo massimo di cinquant’anni secondo le carte governative. Nella speranza (vana) che intanto la comunità scientifica internazionale e la comunità europea abbiano trovato una soluzione definitiva a questo immenso problema. Nonostante questo quadro complicato il Governo sarebbe intenzionato a rendere pubblica la CNAPI entro fine anno anche se è molto lo scetticismo intorno a queste tempistiche considerata l’imminente campagna elettorale. A quel punto inizierebbe una fase di consultazione pubblica con gli enti locali della durata di quattro mesi, un fantastico seminario nazionale e la conseguente individuazione del sito prescelto per ospitare il deposito unico nazionale. Si darebbe il via a lavori per un costo complessivo di 1,5 miliardi con l’ottimistica previsione di concludere la costruzione del deposito e del parco scientifico tecnologico, una compensazione con cui provare a comprare l’accondiscendenza delle comunità locali, entro il 2025. Per capire quali siano i territori in pole position per subire l’operazione basta guardare la carta della classificazione sismica dell’Italia. Infatti uno dei 28 criteri per venire considerati area idonea è quello di essere in zone sismiche basse (la 3 di colore giallo e la 4 di colore grigio).

Sono molte le voci di corridoio che indicano la Sardegna e il Piemonte come i candidati ideali. La prima Regione per essere interamente in zona sismica 4, la seconda perché già attualmente ospita oltre il 95% delle scorie nucleari ed ha abbondanti aree in zona sismica 3 e 4. Sul Piemonte gira con insistenza la voce che il sito prescelto potrebbe essere quello di Bosco Marengo a pochi chilometri da Alessandria, Tortona e Novi Ligure e che potrebbe venire costruito nell’area attigua all’attuale impianto Fabbricazioni Nucleari.

Nei prossimi mesi se ne saprà di più e certamente nel momento stesso in cui verranno resi noti i siti potenziali (dovrebbero essere una cinquantina) siamo certi che fioriranno in ogni luogo comitati territoriali volti a contrastare questa operazione. Nucleare significa morte, malattie, catastrofi ambientali e sanitarie. Davvero qualcuno vorrà diventare la pattumiera dei rifiuti radioattivi di tutta Italia?

La strada l’ha segnata Scanzano Jonico nel 2003. Si tratta di percorrerla con la stessa radicalità e determinazione.

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